Il divieto assoluto di accesso per i cani in parchi, giardini pubblici e altre aree urbane è una misura spesso adottata dalle amministrazioni comunali, ma che si scontra con i principi della normativa vigente. Una sentenza del TAR della Campania ha ribadito un orientamento consolidato: proibire indiscriminatamente la presenza di animali d’affezione in spazi pubblici è una scelta sproporzionata e illegittima. La soluzione per garantire igiene e sicurezza non è il divieto, ma l’applicazione rigorosa delle regole di condotta per i proprietari.
Illegittimità dei divieti assoluti: il principio di proporzionalità
La questione è stata affrontata dal Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (sentenza n. 6173/2022), che ha annullato un’ordinanza sindacale che vietava il transito dei cani in diverse aree di un centro storico, inclusi parchi e aree giochi. Secondo i giudici, un provvedimento così restrittivo viola il principio di proporzionalità, un cardine del diritto amministrativo.
Questo principio impone alla Pubblica Amministrazione di scegliere, tra le diverse opzioni disponibili per raggiungere un obiettivo di interesse pubblico, quella che comporta il minor sacrificio per gli interessi dei cittadini. L’obiettivo di mantenere il decoro, l’igiene e la sicurezza pubblica è certamente legittimo, ma può essere raggiunto con misure meno drastiche di un divieto generalizzato. Anziché escludere tutti i cani, le amministrazioni dovrebbero concentrarsi sul sanzionare i comportamenti scorretti dei singoli proprietari.
Obblighi del proprietario: le regole per una convivenza civile
La chiave per bilanciare i diritti di tutti i cittadini, con e senza animali, risiede nel rispetto delle norme di comportamento. La legislazione nazionale prevede già un quadro chiaro di doveri per chi conduce un cane in un’area pubblica. È fondamentale conoscerli e applicarli sempre.
- Uso del guinzaglio: In tutte le aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, è obbligatorio l’uso di un guinzaglio di misura non superiore a 1,50 metri. Questo strumento garantisce il controllo dell’animale ed evita che possa recare disturbo o spaventare altre persone.
- Museruola a portata di mano: Il proprietario ha l’obbligo di portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali, o su richiesta delle autorità competenti.
- Raccolta delle deiezioni: È un dovere civico e legale raccogliere immediatamente le deiezioni del proprio animale. Il proprietario deve essere munito di sacchetti o altri strumenti idonei a questo scopo. L’abbandono delle deiezioni è una violazione sanzionabile che compromette l’igiene e il decoro urbano.
- Affidamento a persone adeguate: Il cane deve essere sempre affidato a persone in grado di gestirlo correttamente, garantendo che non arrechi danno o disturbo.
Il rispetto di queste semplici regole è sufficiente a garantire una serena convivenza e a rendere inutili e ingiustificati i divieti di accesso.
Cosa possono fare i Comuni per tutelare igiene e sicurezza
Invece di ricorrere a divieti generalizzati, i Comuni hanno a disposizione strumenti più efficaci e proporzionati. L’amministrazione locale dovrebbe investire in attività di controllo e prevenzione, come:
- Intensificare la vigilanza: Aumentare i controlli da parte della Polizia Locale per sanzionare chi non rispetta le norme, in particolare la mancata raccolta delle deiezioni e l’uso scorretto del guinzaglio.
- Installare attrezzature adeguate: Posizionare un numero sufficiente di cestini per i rifiuti e distributori di sacchetti igienici nelle aree più frequentate, come parchi e giardini.
- Promuovere l’educazione: Avviare campagne di sensibilizzazione per promuovere una cultura della responsabilità e del rispetto delle regole tra i proprietari di animali.
- Creare aree dedicate: Istituire aree di sgambamento recintate dove i cani possono essere lasciati liberi di correre in sicurezza, senza però che questo diventi un pretesto per vietarne l’accesso in tutte le altre zone verdi.
Diritti dei cittadini e come tutelarsi
I cittadini che si trovano di fronte a un’ordinanza comunale che vieta l’accesso dei cani in un’area pubblica possono contestarne la legittimità. Tali provvedimenti, se non motivati da specifiche e comprovate ragioni di tutela della salute pubblica o del patrimonio storico-artistico, sono spesso considerati eccessivamente restrittivi e quindi annullabili da un giudice amministrativo. È possibile segnalare l’illegittimità del divieto all’amministrazione stessa o, se necessario, presentare un ricorso al TAR.
La libertà di circolazione delle persone, che include la possibilità di passeggiare con il proprio animale d’affezione, è un diritto che può essere limitato solo per ragioni serie e comprovate, e sempre scegliendo la soluzione meno penalizzante.
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