Una multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox può essere considerata illegittima se il verbale di contestazione omette un dettaglio cruciale: il riferimento al decreto del Prefetto che autorizza l’installazione del dispositivo su quella specifica strada. Questa mancanza non è una semplice formalità, ma un vizio di motivazione che può portare all’annullamento della sanzione, offrendo al cittadino una solida base per un ricorso.
Quando è necessario il decreto di autorizzazione del Prefetto
L’installazione e l’utilizzo degli autovelox sono regolati da norme precise del Codice della Strada. Se su autostrade e strade extraurbane principali l’uso di dispositivi di rilevamento automatico della velocità è generalmente consentito, la situazione cambia per altre tipologie di strade, come quelle extraurbane secondarie o le strade urbane di scorrimento. In questi contesti, la legge richiede che l’installazione di un autovelox fisso, che opera senza la presenza di una pattuglia e senza contestazione immediata, sia autorizzata da un apposito decreto emesso dal Prefetto competente per territorio.
Questo provvedimento non è discrezionale, ma viene adottato sulla base di analisi che identificano tratti stradali con un elevato tasso di incidentalità o dove risulta impossibile fermare i veicoli in sicurezza. Il decreto, quindi, certifica la necessità del controllo automatico per ragioni di sicurezza stradale in quel punto specifico.
Perché l’indicazione sul verbale è un requisito fondamentale
La menzione del decreto prefettizio nel verbale di contestazione è un requisito di trasparenza e legittimità. Serve a garantire il diritto di difesa del cittadino, mettendolo in condizione di verificare che l’apparecchio di rilevamento sia stato installato e utilizzato in conformità con la legge. Senza questo riferimento, l’automobilista non può sapere se il controllo elettronico in quel tratto di strada fosse effettivamente autorizzato.
L’omissione di questo dato essenziale costituisce un vizio di motivazione dell’atto amministrativo. In pratica, il verbale risulta incompleto perché non fornisce tutti gli elementi necessari a giustificare la sanzione. Numerose sentenze, emesse da Giudici di Pace e tribunali, hanno confermato questo principio, annullando le multe basate su verbali che non riportavano gli estremi del necessario decreto autorizzativo.
Cosa controllare sul verbale e come agire
Se ricevi una multa per eccesso di velocità da un autovelox, è importante esaminare attentamente il verbale prima di procedere al pagamento. Pagare la sanzione, infatti, equivale a un’ammissione di colpa e preclude la possibilità di presentare ricorso. Ecco gli elementi chiave da verificare:
- Presenza del decreto prefettizio: Controlla se nel testo del verbale sono citati gli estremi del decreto (ad esempio, “Decreto Prefettizio N. XXX/YYYY del GG/MM/AAAA”).
- Corretta identificazione del luogo: Verifica che il luogo dell’infrazione sia indicato in modo preciso e inequivocabile.
- Omologazione e taratura: Assicurati che il verbale menzioni l’omologazione del dispositivo e la data dell’ultima taratura, che deve essere annuale.
Se il riferimento al decreto prefettizio è assente e la violazione è avvenuta su una strada che lo richiede (come una extraurbana secondaria), hai buone probabilità di ottenere l’annullamento della multa. In questo caso, puoi presentare ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica del verbale, oppure al Prefetto entro 60 giorni.
Un verbale incompleto lede il tuo diritto a una difesa completa. Controllare ogni dettaglio è essenziale per tutelarsi da sanzioni potenzialmente illegittime e far valere i propri diritti.
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