La pensione di reversibilità rappresenta un importante sostegno economico destinato ai familiari superstiti di un pensionato deceduto. Questo trattamento previdenziale, noto anche come pensione ai superstiti, mira a garantire una continuità di reddito al nucleo familiare dopo la scomparsa del suo componente. È fondamentale distinguere tra pensione di reversibilità, erogata se il defunto era già titolare di una pensione, e pensione indiretta, che spetta ai familiari se il defunto era un lavoratore non ancora pensionato ma con specifici requisiti contributivi.

A chi spetta la pensione di reversibilità

Il diritto alla pensione di reversibilità non è esteso a tutti i parenti, ma è riservato a categorie specifiche di familiari che, al momento del decesso, erano a carico del pensionato. Il requisito della “vivenza a carico” è centrale e implica che il superstite fosse mantenuto economicamente dal defunto in modo abituale. La normativa individua un ordine di priorità tra i beneficiari.

I principali aventi diritto sono:

  • Il coniuge superstite, anche se separato o divorziato, a determinate condizioni.
  • I figli (legittimi, naturali, riconosciuti, adottivi) che al momento del decesso del genitore siano minorenni, studenti fino a una certa età o inabili al lavoro.
  • I nipoti minorenni, se erano a carico del nonno o della nonna defunti.

In assenza di queste figure, il diritto può estendersi ad altri familiari, come genitori o fratelli e sorelle, ma solo in presenza di requisiti molto più stringenti.

Il diritto del coniuge: i casi di separazione e divorzio

La posizione del coniuge è tutelata in diverse situazioni. Oltre al coniuge convivente, hanno diritto alla prestazione anche il coniuge separato e quello divorziato, sebbene con presupposti differenti.

Coniuge separato

Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità pienamente. Se la separazione è con addebito, il diritto sussiste solo se il coniuge superstite era titolare di un assegno alimentare a carico del defunto.

Coniuge divorziato

Il coniuge divorziato può ottenere una quota della pensione di reversibilità se soddisfa tre condizioni essenziali:

  1. Non deve essersi risposato.
  2. Deve essere titolare di un assegno divorzile.
  3. Il rapporto di lavoro da cui deriva la pensione del defunto deve essere iniziato prima della sentenza di divorzio.

In caso di concorso tra il coniuge superstite (il nuovo coniuge del defunto) e l’ex coniuge divorziato, la pensione viene ripartita dal Tribunale. Il criterio principale è la durata legale dei rispettivi matrimoni, ma i giudici possono considerare anche altri fattori, come le condizioni economiche delle parti e l’importo dell’assegno divorzile.

Requisiti per figli, nipoti e altri familiari

Dopo il coniuge, i figli sono i principali beneficiari. Il diritto spetta se, al momento del decesso del genitore, si trovano in una delle seguenti condizioni:

  • Minorenni: fino al compimento dei 18 anni.
  • Studenti: di scuola media superiore fino a 21 anni, purché a carico e non svolgano attività lavorativa retribuita.
  • Studenti universitari: per la durata del corso legale di laurea e non oltre i 26 anni, sempre se a carico e senza un lavoro stabile.
  • Inabili al lavoro: a prescindere dall’età, se l’inabilità è accertata prima del decesso del genitore e risultavano a suo carico.

Le stesse regole si applicano ai nipoti minorenni che vivevano a carico del nonno o della nonna. In assenza di coniuge, figli o nipoti, la pensione può spettare, in ordine:

  • Ai genitori: se hanno compiuto 65 anni, non sono titolari di altre pensioni ed erano a carico del defunto.
  • Ai fratelli celibi e alle sorelle nubili: solo se inabili al lavoro, non titolari di altre pensioni ed erano a carico del defunto.

Come si calcola l’importo e le riduzioni per reddito

L’importo della pensione di reversibilità non è pari al 100% della pensione del defunto, ma viene calcolato in base a quote percentuali che variano a seconda dei beneficiari:

  • Solo coniuge: 60%
  • Solo un figlio: 70%
  • Coniuge e un figlio: 80%
  • Coniuge e due o più figli: 100%
  • Due figli senza coniuge: 80%
  • Tre o più figli senza coniuge: 100%

L’importo può subire una riduzione se il beneficiario possiede altri redditi. Per il 2024, le soglie di reddito che determinano i tagli sono state aggiornate. La pensione viene ridotta se il reddito del superstite supera determinate soglie calcolate sul trattamento minimo INPS. Tuttavia, una sentenza della Corte Costituzionale (n. 162/2022) ha stabilito un principio fondamentale a tutela dei consumatori: la decurtazione applicata non può mai superare l’ammontare totale dei redditi aggiuntivi percepiti dal beneficiario.

Quando si perde il diritto alla pensione

Il diritto alla pensione di reversibilità non è permanente e cessa al verificarsi di determinate condizioni. Le cause più comuni sono:

  • Per il coniuge: contrarre un nuovo matrimonio. In questo caso, spetta un’indennità una tantum pari a due annualità della pensione.
  • Per i figli: superamento dei limiti di età (18, 21 o 26 anni a seconda della situazione), interruzione o completamento degli studi, o inizio di un’attività lavorativa stabile.
  • Per i figli inabili: cessazione dello stato di inabilità al lavoro.
  • Per genitori, fratelli o sorelle: conseguimento di un’altra pensione, matrimonio (per le sorelle) o venir meno dello stato di inabilità.

È importante comunicare tempestivamente all’INPS qualsiasi variazione della propria situazione personale o reddituale per evitare la richiesta di restituzione di somme non dovute.

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Di admin