L’uso sistematico di sanzioni disciplinari illegittime non è solo un abuso di potere, ma può configurare una vera e propria condotta di mobbing. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con l’ordinanza 22381/2022, stabilendo che i provvedimenti vessatori reiterati, finalizzati a screditare e isolare un dipendente, integrano una strategia persecutoria e danno diritto al risarcimento del danno.
Quando le sanzioni disciplinari diventano persecuzione
Il potere disciplinare è uno strumento legittimo a disposizione del datore di lavoro per gestire il rapporto con i dipendenti. Tuttavia, quando questo potere viene esercitato in modo distorto, non per sanzionare reali mancanze ma per colpire deliberatamente una persona, la situazione cambia radicalmente. Il mobbing si caratterizza proprio per la sistematicità e la continuità di comportamenti ostili.
Una singola sanzione ingiusta, sebbene illegittima, potrebbe non essere sufficiente a configurare il mobbing. È la reiterazione nel tempo di atti vessatori, come contestazioni pretestuose, sospensioni immotivate o trasferimenti punitivi, a rivelare un disegno persecutorio. L’obiettivo di tali azioni non è correggere un comportamento, ma ledere la dignità, l’immagine e la salute psicofisica del lavoratore.
Il caso della docente: un esempio concreto
La pronuncia della Cassazione trae origine dal caso di una docente di un liceo romano, vittima di una serie di atti persecutori da parte del dirigente scolastico. La lavoratrice aveva subito provvedimenti disciplinari, tra cui una sospensione e un successivo trasferimento, risultati privi di una valida motivazione. Queste azioni le avevano causato una sindrome ansioso-depressiva.
I giudici hanno riconosciuto che i provvedimenti non erano episodi isolati, ma parte di una strategia mirata a minare l’autorevolezza e il prestigio della docente. La mancanza di fondamento delle sanzioni e la loro ripetizione nel tempo hanno dimostrato l’intento persecutorio, elemento chiave per la configurazione del mobbing. Di conseguenza, il Ministero dell’Istruzione (MIUR) è stato condannato a risarcire il danno.
Come riconoscere e difendersi dal mobbing
Riconoscere il mobbing è il primo passo per potersi difendere. Non sempre le condotte sono evidenti come una sanzione disciplinare. Spesso si tratta di comportamenti più subdoli. È importante prestare attenzione a segnali ricorrenti che, nel loro insieme, possono indicare una situazione di mobbing.
Se si sospetta di essere vittima di mobbing attraverso l’abuso del potere disciplinare o altre forme di vessazione, è fondamentale agire in modo strutturato. Ecco alcuni passi utili:
- Raccogliere le prove: Conservare ogni documento scritto, come email, lettere di contestazione, provvedimenti disciplinari e le relative risposte. È utile anche tenere un diario dettagliato degli eventi, annotando date, orari, persone presenti e descrizione dei fatti.
- Cercare supporto medico: In caso di malessere psicofisico (ansia, stress, insonnia), è cruciale rivolgersi al proprio medico o a uno specialista. La certificazione medica è una prova fondamentale per dimostrare il danno alla salute e il suo nesso con l’ambiente di lavoro.
- Non isolarsi: Parlare della situazione con persone di fiducia, colleghi o rappresentanti sindacali. L’isolamento è uno degli obiettivi del mobber e una delle conseguenze più dannose per la vittima.
- Ottenere consulenza legale: Rivolgersi a un esperto in diritto del lavoro è essenziale per valutare la situazione, comprendere i propri diritti e definire la strategia migliore per tutelarsi, che può includere una diffida formale all’azienda o un’azione legale per il risarcimento.
Le responsabilità del datore di lavoro
Il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti. Questo significa che è responsabile non solo delle proprie azioni, ma anche delle condotte di mobbing poste in essere da altri dipendenti, come dirigenti o colleghi, se non interviene per farle cessare.
Quando il mobbing viene accertato, l’azienda può essere condannata a risarcire diverse tipologie di danno subite dal lavoratore, tra cui il danno biologico (lesione della salute), il danno morale (sofferenza interiore) e il danno alla professionalità (pregiudizio alla carriera e all’immagine).
L’abuso del potere disciplinare è un segnale grave che non deve essere sottovalutato. I lavoratori vittime di tali condotte hanno strumenti concreti per far valere i propri diritti e ottenere giustizia.
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