Un intervento di sterilizzazione che non raggiunge il suo scopo a causa di un errore medico può comportare il diritto a un risarcimento per i danni subiti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, confermando la responsabilità di un’equipe medica e dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL) per una “nascita indesiderata” avvenuta a seguito di un’operazione di legatura delle tube eseguita in modo non conforme alle buone pratiche cliniche.

Il caso: un intervento di legatura delle tube fallito

La vicenda giudiziaria ha origine dalla richiesta di risarcimento di una coppia che, dopo la nascita del quinto figlio, aveva deciso di ricorrere a un intervento di sterilizzazione volontaria per la donna. Nonostante l’operazione di legatura delle tube, la paziente è rimasta nuovamente incinta, portando alla nascita del sesto figlio. Ritenendo l’evento una conseguenza diretta di un errore medico, i genitori hanno citato in giudizio i due medici che avevano eseguito l’intervento e l’azienda sanitaria di riferimento.

Inizialmente, la loro richiesta era stata respinta. La difesa dei sanitari si basava sull’ipotesi di un fenomeno naturale, raro ma possibile, noto come “fistolizzazione tubo-peritoneale”, ovvero una ricanalizzazione spontanea delle tube che avrebbe permesso il concepimento. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, basandosi su una nuova consulenza tecnica che ha ritenuto molto più probabile un’altra causa: l’errore umano.

Dall’evento naturale all’errore medico: il principio del “più probabile che non”

Il punto centrale della decisione, poi confermata dalla Cassazione, risiede nell’applicazione del criterio del “più probabile che non”. Secondo i periti del secondo grado di giudizio, la gravidanza non era attribuibile a un evento imprevedibile, ma a un’esecuzione dell’intervento non eseguita secondo le leges artis, cioè le regole e le pratiche consolidate della professione medica. La legatura delle tube sarebbe stata eseguita senza rispettare i canoni di diligenza richiesti, rendendo l’errore la causa più plausibile del fallimento.

La sentenza ha inoltre chiarito un altro aspetto fondamentale: la responsabilità non è individuale ma condivisa. Entrambi i medici dell’equipe sono stati considerati responsabili, poiché l’obbligo di diligenza e controllo sull’operato altrui grava su ciascun componente del team chirurgico. Di conseguenza, anche l’Azienda Sanitaria Locale è stata condannata in solido, in quanto struttura presso cui operavano i professionisti.

Diritti e tutele per i pazienti in caso di errore medico

Questo caso evidenzia le tutele a disposizione dei pazienti che subiscono un danno a causa di un trattamento sanitario non correttamente eseguito. È fondamentale conoscere i propri diritti per potersi difendere in situazioni simili.

  • Consenso informato: Prima di qualsiasi intervento, il paziente ha diritto a ricevere informazioni complete e chiare sui benefici, le modalità e i rischi della procedura, inclusa la percentuale di insuccesso anche in assenza di errori.
  • Diritto al risarcimento: Se l’insuccesso di un trattamento non è dovuto a un rischio imprevedibile ma a negligenza, imprudenza o imperizia del personale sanitario, il paziente ha diritto a essere risarcito per tutti i danni subiti. Questi possono essere di natura patrimoniale (costi sostenuti, perdita di opportunità lavorative) e non patrimoniale (danno biologico, sofferenza morale).
  • Onere della prova: In ambito di responsabilità medica, il paziente deve dimostrare il danno subito e il nesso causale tra questo e la condotta del medico o della struttura sanitaria. Sarà poi onere di questi ultimi provare che la prestazione è stata eseguita con la dovuta diligenza o che il danno è stato causato da un evento imprevedibile e inevitabile.
  • Responsabilità della struttura: L’ospedale o la clinica (pubblica o privata) risponde direttamente del comportamento dei propri medici e operatori sanitari. Questo offre una maggiore garanzia di risarcimento per il paziente danneggiato.

Quando si sospetta di essere vittima di un caso di malasanità, è cruciale agire tempestivamente. Raccogliere tutta la documentazione medica, come cartelle cliniche e referti, e rivolgersi a esperti del settore può fare la differenza per veder riconosciuti i propri diritti.

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Di admin