Gli accordi di separazione e divorzio stabiliti da un tribunale non sono semplici suggerimenti, ma provvedimenti che devono essere rispettati. Impedire all’ex coniuge di trascorrere con i figli il tempo stabilito, come le vacanze estive, non è solo un atto di ostruzionismo ma può configurare un vero e proprio reato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, confermando la condanna penale per una madre che aveva deliberatamente ostacolato il diritto del padre di vedere la figlia durante il periodo di ferie.
La vicenda giudiziaria: vacanze negate e condanna penale
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda una madre condannata per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, previsto dall’articolo 388 del Codice Penale. La donna aveva attivamente impedito alla figlia di trascorrere un mese di vacanze estive con il padre, come disposto dal tribunale in sede di separazione.
Secondo la ricostruzione dei fatti, il padre si era recato nel luogo concordato per prendere la figlia e partire per un viaggio all’estero. Tuttavia, non ha trovato nessuno. La madre si era resa irreperibile e, come emerso successivamente, aveva organizzato per la figlia una vacanza in Inghilterra proprio durante il periodo che spettava all’ex coniuge. Questo comportamento ha portato alla sua condanna nei primi due gradi di giudizio, decisione poi confermata in via definitiva dalla Cassazione.
Le motivazioni della Cassazione: un’elusione premeditata
Nel suo ricorso, la donna ha tentato di giustificare la sua condotta sostenendo che il luogo del prelievo della minore fosse errato e che l’ex marito fosse inaffidabile a causa di un contenzioso economico tra loro. Ha inoltre richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, affermando di aver agito per tutelare la figlia.
La Corte di Cassazione ha respinto tutte le argomentazioni, definendo il ricorso generico e infondato. I giudici hanno sottolineato come la condotta della madre non fosse frutto di un malinteso, ma di un’azione premeditata e organizzata con il chiaro intento di eludere l’ordine del giudice. La sua irreperibilità e il viaggio alternativo organizzato per la figlia sono stati considerati prove di un “dolo particolarmente intenso”. La Corte ha inoltre evidenziato la gravità del comportamento, che strumentalizza i figli all’interno dei conflitti genitoriali, ledendo il loro diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori.
Cosa fare se l’ex coniuge ostacola il diritto di visita
Il diritto dei figli a frequentare entrambi i genitori e il diritto di ciascun genitore a trascorrere del tempo con loro sono tutelati dalla legge. Quando un ex coniuge impedisce l’esercizio di questo diritto, il genitore ostacolato ha a disposizione diversi strumenti di tutela. È fondamentale agire in modo tempestivo e documentato.
Ecco i passi consigliati da seguire:
- Raccogliere le prove: È essenziale documentare ogni violazione. Conservare messaggi, email, registrazioni di chiamate e qualsiasi altra prova che dimostri il tentativo di esercitare il proprio diritto e l’ostruzionismo dell’altra parte.
- Formalizzare la richiesta: Inviare una comunicazione formale, come una PEC (Posta Elettronica Certificata) o una raccomandata con ricevuta di ritorno, per intimare il rispetto degli accordi e creare una traccia ufficiale del mancato adempimento.
- Richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine: Se al momento concordato per il prelievo del minore l’altro genitore si nega, è possibile contattare i Carabinieri o la Polizia. Il loro intervento non risolverà immediatamente la situazione, ma il verbale da loro redatto costituirà una prova fondamentale in un eventuale procedimento legale.
- Presentare una querela: Il genitore ostacolato può sporgere querela per il reato di cui all’art. 388 del Codice Penale. Questo avvia un procedimento penale a carico del genitore inadempiente.
- Agire in sede civile: Parallelamente all’azione penale, è possibile ricorrere al tribunale civile per chiedere una modifica delle condizioni di affidamento e visita, e ottenere un provvedimento che sanzioni il genitore inadempiente, anche con un risarcimento del danno.
Ignorare un provvedimento del giudice relativo all’affidamento e al diritto di visita dei figli è una condotta grave con conseguenze penali. È un comportamento che danneggia non solo l’altro genitore, ma soprattutto il benessere psicofisico dei minori, privati del loro diritto alla bigenitorialità.
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