Quando un immobile viene pignorato e successivamente assegnato a un creditore, quest’ultimo non è sempre obbligato a rispettare i contratti di locazione stipulati dal precedente proprietario. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali su una specifica eccezione: il caso in cui il canone di affitto sia notevolmente inferiore al valore di mercato.

Pignoramento immobiliare e contratti di locazione

In linea di principio, l’acquisto di un immobile pignorato non determina la fine automatica del contratto di locazione in essere. Se il contratto ha una data certa anteriore alla trascrizione del pignoramento, il nuovo proprietario (in questo caso, il creditore a cui viene assegnato il bene) è tenuto a rispettarlo fino alla sua naturale scadenza. Questa regola generale tutela la posizione dell’inquilino e la continuità del rapporto contrattuale.

Tuttavia, la legge prevede un’importante eccezione per proteggere i creditori da eventuali accordi fraudolenti o anomali, stipulati dal debitore con lo scopo di svalutare l’immobile o renderne più difficile il recupero. Questa tutela si attiva quando le condizioni della locazione sono palesemente svantaggiose.

Quando il contratto di locazione non è valido per il nuovo proprietario

Secondo l’articolo 2923, comma 3, del Codice Civile, l’acquirente di un bene pignorato non è tenuto a rispettare la locazione se il canone pattuito è inferiore di un terzo rispetto al “giusto prezzo” o a quello risultante da precedenti locazioni. In questi casi, il contratto, pur valido tra le parti originarie, diventa “inopponibile” al nuovo proprietario, che può quindi agire per ottenere la liberazione dell’immobile.

La difficoltà principale consiste nel determinare cosa si intenda per “giusto prezzo”. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23508 del 2022, ha stabilito che il giudice può utilizzare qualsiasi elemento di prova per effettuare questa valutazione, inclusi elementi presuntivi.

Come si determina il “giusto prezzo” di un canone

La sentenza della Cassazione ha chiarito che per stabilire se un canone è vile, il giudice non è vincolato a perizie tecniche, ma può basarsi su un’analisi comparativa. Nel caso specifico esaminato, è stato decisivo il confronto tra il canone del contratto di locazione principale e quello di un successivo contratto di sublocazione stipulato dall’inquilino stesso.

Gli elementi che possono essere considerati per la valutazione includono:

  • Il canone di sublocazione: Se l’inquilino subaffitta lo stesso immobile a un prezzo molto più alto, questo può essere un forte indizio che il canone originale è inferiore al giusto valore.
  • Precedenti contratti di locazione: Il confronto con affitti pagati in passato per lo stesso immobile può fornire un parametro di riferimento.
  • Valori di mercato: Si possono considerare i canoni medi per immobili simili nella stessa zona.
  • Prove presuntive: Qualsiasi altro elemento che possa ragionevolmente suggerire che il prezzo è anomalo.

Nel caso analizzato dalla Corte, il canone di sublocazione era quasi tre volte superiore a quello della locazione principale. Questa enorme differenza è stata ritenuta sufficiente a dimostrare che il canone originario era inferiore di oltre un terzo al giusto prezzo, rendendo così il contratto non opponibile al creditore assegnatario.

Diritti e tutele: cosa significa per consumatori e creditori

Questa interpretazione ha conseguenze pratiche importanti. Per il creditore che si vede assegnare un immobile, offre uno strumento efficace per contestare contratti di locazione stipulati a condizioni palesemente svantaggiose, che potrebbero essere stati creati appositamente per ostacolare la procedura esecutiva. Il creditore può quindi agire per liberare l’immobile e metterlo a reddito a un prezzo equo.

Per l’inquilino, invece, rappresenta un avvertimento. Un contratto di affitto con un canone insolitamente basso, sebbene vantaggioso nell’immediato, potrebbe non offrire una protezione stabile in caso di pignoramento e vendita dell’immobile. Se il canone è ritenuto “vile”, il nuovo proprietario avrà il diritto di chiedere il rilascio del bene, anche se il contratto non è ancora scaduto.

In conclusione, la valutazione del canone di locazione è un elemento fondamentale per stabilire la validità del contratto nei confronti di terzi acquirenti in un contesto di esecuzione immobiliare. Un prezzo equo e in linea con il mercato è la migliore garanzia sia per il proprietario che per l’inquilino.

Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.

Contattaci su WhatsApp

Per assistenza contatta Sportello Consumatori

Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org

Contattaci su WhatsApp

Di admin