Il lavoro intermittente, noto anche come contratto a chiamata, è una tipologia di rapporto di lavoro subordinato caratterizzata da prestazioni discontinue. Il datore di lavoro può richiedere la prestazione del dipendente solo quando ne ha effettivamente bisogno, secondo le modalità e i limiti stabiliti dalla legge. Questa forma contrattuale, disciplinata dal Decreto Legislativo n. 81/2015, può essere stipulata sia a tempo determinato che indeterminato.

Come funziona il contratto di lavoro intermittente

Il contratto di lavoro a chiamata si basa sulla disponibilità del lavoratore a eseguire una prestazione su richiesta del datore di lavoro. Per essere valido, deve essere redatto in forma scritta ai fini della prova e contenere informazioni essenziali per definire il rapporto e tutelare entrambe le parti.

Gli elementi che non possono mancare nel contratto sono:

  • La durata, specificando se si tratta di un rapporto a tempo determinato o indeterminato.
  • Le cause, oggettive o soggettive, che giustificano il ricorso a questa tipologia contrattuale.
  • Il luogo e le modalità con cui il lavoratore deve garantire la propria disponibilità.
  • Il preavviso per la chiamata, che non può essere inferiore a un giorno lavorativo.
  • Il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita.
  • L’eventuale indennità di disponibilità, se il lavoratore si impegna a rispondere alla chiamata.
  • Le modalità di rilevazione della prestazione lavorativa.
  • I tempi e le modalità di pagamento della retribuzione e dell’eventuale indennità.
  • Le misure di sicurezza specifiche per il tipo di attività richiesta.

Requisiti e condizioni per l’assunzione a chiamata

Non tutti possono essere assunti con un contratto di lavoro intermittente. La legge prevede requisiti specifici legati all’età del lavoratore (requisiti soggettivi) o alle esigenze produttive dell’azienda (requisiti oggettivi).

I requisiti soggettivi riguardano:

  • Lavoratori molto giovani: persone con meno di 24 anni di età, a condizione che le prestazioni lavorative siano svolte entro il compimento del 25° anno.
  • Lavoratori senior: persone con più di 55 anni di età.

In assenza dei requisiti di età, il contratto a chiamata è ammesso solo per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali. In mancanza di specifiche previsioni contrattuali, si fa riferimento a un decreto ministeriale che elenca le attività consentite.

Diritti e doveri del lavoratore intermittente

Il lavoratore a chiamata gode di tutele precise. Durante i periodi di lavoro effettivo, ha diritto allo stesso trattamento economico e normativo di un lavoratore di pari livello e mansioni, riproporzionato in base alla durata della prestazione. Questo include la retribuzione, le ferie, i trattamenti per malattia, infortunio e i congedi di maternità e parentali.

L’indennità di disponibilità

Una caratteristica fondamentale del lavoro intermittente è la possibilità di pattuire un’indennità di disponibilità. Se il lavoratore si impegna contrattualmente a rimanere a disposizione e a rispondere alle chiamate del datore di lavoro, ha diritto a ricevere un compenso anche per i periodi in cui non lavora. La misura di questa indennità è stabilita dai contratti collettivi e non può essere inferiore a un importo minimo fissato per legge. Se il lavoratore non garantisce la propria disponibilità, non matura alcun diritto alla retribuzione nei periodi di inattività.

Cosa succede in caso di impossibilità o rifiuto

Se il lavoratore che ha garantito la disponibilità è impossibilitato a rispondere alla chiamata (ad esempio per malattia), deve informare tempestivamente il datore di lavoro. Durante il periodo di impedimento, non matura il diritto all’indennità. Un rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può invece costituire motivo di licenziamento e comportare la restituzione della quota di indennità già percepita.

Limiti e divieti per la tutela dei lavoratori

Per prevenire abusi, la legge impone limiti e divieti precisi all’utilizzo del lavoro intermittente. Il più importante è il limite di durata: con lo stesso datore di lavoro, le prestazioni a chiamata non possono superare le 400 giornate di lavoro effettivo nell’arco di tre anni solari. Se questo limite viene superato, il rapporto di lavoro si trasforma automaticamente in un contratto a tempo pieno e indeterminato. Fanno eccezione a questo limite i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

Inoltre, il contratto a chiamata è sempre vietato nei seguenti casi:

  • Per sostituire lavoratori in sciopero.
  • Presso aziende che nei sei mesi precedenti hanno effettuato licenziamenti collettivi per lavoratori con le stesse mansioni.
  • Presso aziende che utilizzano la cassa integrazione guadagni per lavoratori con le stesse mansioni.
  • Da parte di datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi per la sicurezza sul lavoro.

Infine, le pubbliche amministrazioni non possono utilizzare questa forma contrattuale.

Conoscere questi aspetti è fondamentale per chi viene assunto con un contratto a chiamata, per essere consapevoli dei propri diritti e delle tutele previste dalla normativa.

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Di admin