L’assegno postdatato, ovvero un assegno che riporta una data di emissione futura rispetto a quella reale, rappresenta una pratica diffusa ma irregolare. Sebbene non costituisca più un reato penale, il suo utilizzo comporta conseguenze amministrative e può esporre a significativi rischi sia chi lo emette sia chi lo riceve. Comprendere la sua natura, la sua validità e i contesti in cui può essere utilizzato in modo illecito è fondamentale per tutelarsi.

Validità e pagabilità dell’assegno postdatato

Una delle domande più comuni riguarda la validità di un assegno con data futura. La legge stabilisce un principio chiaro: l’assegno bancario è un titolo di pagamento “a vista”. Questo significa che può essere presentato per l’incasso in qualsiasi momento, indipendentemente dalla data indicata su di esso. Qualsiasi accordo tra le parti per posticipare il pagamento è considerato nullo dalla legge, anche se l’assegno in sé rimane un titolo valido.

Di conseguenza, chi riceve un assegno postdatato ha il diritto di presentarlo in banca per l’incasso immediato. La banca è tenuta a pagarlo, a condizione che vi siano fondi sufficienti sul conto del debitore. Tuttavia, prima di procedere al pagamento, l’istituto di credito deve regolarizzare la posizione fiscale del titolo, poiché l’emissione di un assegno postdatato viene considerata un’evasione dell’imposta di bollo.

Conseguenze amministrative e fiscali

L’emissione di un assegno con data futura non è più un reato dal 1999, ma è classificata come un illecito amministrativo. La ragione risiede nella sua funzione: l’assegno postdatato viene usato impropriamente come una promessa di pagamento, una funzione tipica della cambiale. A differenza dell’assegno, la cambiale è soggetta a un’imposta di bollo fin dall’emissione. Utilizzare un assegno postdatato è, di fatto, un modo per eludere questa imposta.

Quando un assegno postdatato viene presentato per l’incasso, la banca è obbligata a:

  • Regolarizzare l’imposta: Il presentatore deve versare l’imposta di bollo evasa, calcolata in proporzione all’importo dell’assegno, oltre alle relative sanzioni.
  • Segnalare l’irregolarità: La banca segnala l’emittente dell’assegno all’autorità competente, solitamente la Prefettura, che valuterà il caso e potrà applicare una sanzione amministrativa pecuniaria.

Per chi riceve il pagamento, il rischio principale è che l’assegno risulti “scoperto”, ovvero privo di fondi, al momento della presentazione. Il debitore, contando sulla data futura, potrebbe svuotare il conto corrente, lasciando il creditore con un titolo di credito inesigibile.

Quando l’assegno postdatato diventa strumento di reato

Sebbene l’atto di postdatare un assegno non sia di per sé un crimine, questo strumento può diventare un elemento chiave per la commissione di reati più gravi, come l’usura e la truffa. In questi contesti, non è la postdatazione a essere punita, ma il comportamento illecito complessivo.

Strumento per l’usura

Nel reato di usura, gli assegni postdatati sono spesso richiesti come garanzia per un prestito concesso a tassi di interesse illegali. La vittima è costretta a emettere uno o più assegni con data futura per un importo che include sia il capitale prestato sia gli interessi usurari. Questi titoli diventano una potente forma di pressione e uno strumento per riscuotere il credito illecito.

Mezzo per la truffa

L’assegno postdatato può essere anche un elemento centrale in una truffa. Un truffatore può acquistare beni o servizi pagando con un assegno postdatato per guadagnare la fiducia del venditore, rassicurandolo sulla futura disponibilità dei fondi. In realtà, l’emittente non ha alcuna intenzione di onorare il pagamento e, dopo aver ottenuto la merce, si rende irreperibile. In questo caso, l’assegno non è un semplice inadempimento civile, ma parte di un piano fraudolento preordinato.

Diritti e tutele per chi riceve un assegno postdatato

Chi riceve un assegno con data futura deve essere consapevole dei propri diritti e delle azioni che può intraprendere. La prima e più importante tutela è la possibilità di incassarlo immediatamente, senza attendere la data indicata.

Se l’assegno risulta scoperto, si attivano le normali procedure previste per gli assegni senza provvista:

  • Protesto: Il creditore può far protestare l’assegno, un atto formale che attesta il mancato pagamento.
  • Segnalazione alla CAI: L’emittente viene iscritto nell’archivio della Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), con la conseguenza di non poter emettere assegni per un periodo di sei mesi e di subire la revoca delle autorizzazioni esistenti.
  • Azione legale: Il creditore può avviare un’azione legale per recuperare il proprio credito, utilizzando l’assegno protestato come titolo esecutivo.

È sempre consigliabile agire con prudenza quando si riceve un assegno postdatato, poiché la sua emissione è sintomo di un’irregolarità e, potenzialmente, di una scarsa affidabilità del debitore.

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Di admin