L’assegno postdatato è un titolo di credito su cui viene apposta una data di emissione futura rispetto a quella reale. Sebbene questa pratica sia ancora diffusa, soprattutto come forma di garanzia per pagamenti futuri, è importante sapere che si tratta di una procedura irregolare che espone a conseguenze legali e finanziarie. Contrariamente a quanto avveniva in passato, oggi emettere un assegno postdatato non costituisce più un reato, ma un illecito amministrativo legato principalmente all’evasione fiscale.
Cosa significa che un assegno è pagabile a vista
La funzione principale di un assegno bancario è quella di essere un mezzo di pagamento immediato. La legge stabilisce infatti che l’assegno è “pagabile a vista”, indipendentemente dalla data indicata su di esso. Questo significa che qualsiasi accordo tra le parti per posticipare l’incasso non ha valore legale e la data futura viene considerata come non apposta. Chi riceve un assegno postdatato ha quindi il diritto di presentarlo in banca per l’incasso in qualsiasi momento, anche il giorno stesso in cui lo ha ricevuto.
Quando un assegno con data futura viene presentato allo sportello, la banca è tenuta a pagarlo, a condizione che vi siano fondi sufficienti sul conto corrente del traente. Tuttavia, prima di procedere al pagamento, l’istituto di credito deve effettuare una regolarizzazione fiscale, poiché l’uso di un assegno come promessa di pagamento futuro è assimilato a quello di una cambiale, soggetta a imposta di bollo.
Le conseguenze fiscali e amministrative
L’irregolarità dell’assegno postdatato risiede nel suo utilizzo improprio come strumento di credito, eludendo l’imposta di bollo prevista per le cambiali. Questa evasione comporta precise conseguenze.
- Regolarizzazione fiscale: Per poter incassare l’assegno prima della data indicata, è necessario pagare l’imposta di bollo, pari al 12 per mille dell’importo facciale del titolo, oltre a eventuali sanzioni per il ritardo.
- Sanzione amministrativa: Chi emette un assegno postdatato commette un illecito amministrativo di natura tributaria. La banca che paga un assegno postdatato regolarizzato è tenuta a segnalare l’operazione all’Agenzia delle Entrate, che potrà applicare una sanzione pecuniaria a carico dell’emittente.
- Rischio di protesto: Se al momento della presentazione l’assegno risulta scoperto, si attivano tutte le procedure previste per l’emissione di assegni a vuoto. L’emittente viene protestato, segnalato alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI) e rischia la revoca dell’autorizzazione a emettere assegni.
I rischi per chi accetta un assegno postdatato
Accettare un assegno postdatato come garanzia di un pagamento futuro è una pratica rischiosa per il creditore. Il principale pericolo è che, alla data concordata per l’incasso, il conto corrente dell’emittente sia privo di fondi. L’assegno, infatti, non offre alcuna certezza sulla solvibilità futura del debitore.
Se l’assegno risulta “scoperto”, il creditore dovrà avviare le procedure legali per il recupero del proprio credito, affrontando costi e tempi spesso lunghi. La presunta garanzia offerta dal titolo si rivela quindi molto debole, trasformandosi in un problema da gestire. Per questo motivo, è sempre preferibile utilizzare strumenti di credito legali e appropriati, come la cambiale, quando si intende concedere una dilazione di pagamento.
Quando l’emissione diventa strumento di reato
Sebbene la postdatazione in sé non sia un reato, l’utilizzo di assegni postdatati può diventare il mezzo per commettere illeciti penali ben più gravi. Le cronache giudiziarie mostrano come questi titoli siano spesso impiegati in contesti di truffa o usura.
Ad esempio, nel reato di truffa, un soggetto potrebbe pagare una fornitura di beni o servizi con assegni postdatati, senza avere alcuna intenzione di coprirli, ingannando la vittima sulla propria affidabilità. Nel caso dell’usura, invece, chi presta denaro a tassi illegali può richiedere assegni postdatati a garanzia del prestito, utilizzandoli come strumento di pressione per riscuotere le somme illecitamente pattuite.
In questi scenari, l’assegno non è la causa del reato, ma uno degli elementi che ne provano l’esistenza, e chi lo ha emesso è la vittima di un’attività criminale.
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