Quando un paziente subisce un danno a causa di un errore medico all’interno di una struttura sanitaria, la questione della responsabilità diventa centrale. Un principio consolidato dalla Corte di Cassazione stabilisce che, nella maggior parte dei casi, l’onere del risarcimento viene suddiviso equamente tra il medico che ha commesso l’errore e l’ospedale o la clinica in cui operava. Questa regola protegge il paziente, garantendogli maggiori possibilità di ottenere un giusto indennizzo.

La ripartizione della responsabilità al 50%

Il criterio generale prevede una divisione paritaria della responsabilità: il 50% a carico del medico e il 50% a carico della struttura sanitaria. Questo principio si applica anche quando l’errore è attribuibile esclusivamente alla condotta del singolo professionista. La logica dietro questa decisione si fonda sul concetto di “rischio d’impresa”.

La struttura sanitaria, infatti, non è considerata un semplice “contenitore” in cui i medici operano, ma un soggetto che assume un’obbligazione diretta verso il paziente. Scegliendo di avvalersi di determinati professionisti per erogare le prestazioni sanitarie, l’ospedale ne trae un vantaggio economico e organizzativo. Di conseguenza, deve anche farsi carico dei rischi che derivano dall’operato dei suoi collaboratori. La responsabilità della struttura è quindi autonoma e si aggiunge a quella del medico, creando un sistema di garanzia più solido per il danneggiato.

Quando la struttura sanitaria può evitare la condanna

Esiste una sola eccezione a questa regola, ma è estremamente difficile da dimostrare in tribunale. La struttura sanitaria può essere esonerata dalla sua quota di responsabilità solo se prova che il danno è stato causato da una condotta del medico talmente anomala da essere considerata eccezionale e imprevedibile. La giurisprudenza parla di un comportamento caratterizzato da una “inescusabilmente grave, del tutto imprevedibile ed oggettivamente improbabile devianza” rispetto alle normali procedure mediche.

Si tratta di una prova molto ardua, definita spesso “probatio diabolica”. Un esempio limite potrebbe essere quello di un chirurgo che, senza alcuna ragione plausibile, esegue un intervento complesso in un luogo non idoneo, come un corridoio dell’ospedale. In situazioni meno estreme, che rappresentano la quasi totalità dei casi di malasanità, la struttura rimane corresponsabile. Non è sufficiente dimostrare che il medico ha sbagliato, ma è necessario provare che il suo comportamento è stato talmente aberrante da rompere ogni legame con l’organizzazione e le prassi dell’ospedale.

Diritti e tutele per il paziente danneggiato

Questo quadro normativo offre importanti tutele per chi ha subito un danno a causa di un errore medico. La doppia responsabilità, del medico e della struttura, aumenta concretamente le possibilità di ottenere un risarcimento completo. Per il paziente, questo si traduce in vantaggi pratici significativi.

Ecco i punti chiave da considerare:

  • Responsabilità solidale: Il paziente può richiedere l’intero risarcimento sia al medico, sia alla struttura sanitaria, o a entrambi. Saranno poi questi ultimi a dover regolare i loro rapporti interni secondo la ripartizione del 50%.
  • Maggiore solvibilità: Le strutture sanitarie, pubbliche o private, dispongono generalmente di una maggiore capacità economica e di coperture assicurative più solide rispetto al singolo professionista. Agire contro la struttura offre quindi maggiori garanzie di ottenere il pagamento del danno accertato.
  • Responsabilità per fatto proprio: La responsabilità dell’ospedale non è per “fatto altrui”, ma per un’obbligazione propria assunta nei confronti del paziente. Questo significa che un eventuale accordo tra il paziente e il medico non estingue automaticamente la responsabilità della struttura, che può essere comunque chiamata a rispondere.
  • Focus sul danno: Per il paziente, l’obiettivo è dimostrare il danno subito e il nesso di causalità con la prestazione sanitaria ricevuta. La suddivisione interna delle colpe tra medico e ospedale è una questione che non impedisce il suo diritto al risarcimento.

In conclusione, il principio della corresponsabilità tra medico e struttura sanitaria rafforza la posizione del paziente, riconoscendo che l’assistenza sanitaria è un servizio complesso la cui qualità dipende sia dalla competenza del singolo operatore sia dall’efficienza dell’organizzazione che lo impiega.

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Di admin