L’assegno postdatato, ovvero un assegno che riporta una data di emissione futura rispetto a quella effettiva, rappresenta una pratica diffusa ma irregolare. Sebbene non costituisca più un reato penale, il suo utilizzo comporta precise conseguenze legali e rischi significativi sia per chi lo emette sia per chi lo riceve. Comprendere la sua natura e le implicazioni è fondamentale per tutelarsi.
Cosa dice la legge sull’assegno postdatato
La normativa italiana stabilisce un principio fondamentale: l’assegno bancario è un titolo di pagamento “a vista”. Questo significa che deve essere pagabile al momento della sua presentazione alla banca, indipendentemente dalla data indicata. L’articolo 31 del Regio Decreto n. 1736 del 1933 è esplicito: qualsiasi accordo contrario a questo principio è nullo. Di conseguenza, il patto di post-datazione tra le parti non ha valore legale e l’assegno rimane valido ed esigibile immediatamente.
L’emissione di un assegno postdatato è considerata un illecito amministrativo. La ragione principale è di natura fiscale: questa pratica viene spesso usata per impiegare l’assegno come una garanzia di pagamento futuro, una funzione tipica della cambiale. Tuttavia, a differenza dell’assegno, la cambiale è soggetta a un’imposta di bollo proporzionale al suo importo. Utilizzare un assegno postdatato in questo modo equivale a eludere tale imposta, configurando un’irregolarità fiscale.
Le conseguenze per chi emette l’assegno
Chi emette un assegno con una data futura va incontro a una serie di conseguenze. La prima è di natura fiscale e amministrativa. Quando l’assegno viene presentato per l’incasso, la banca è tenuta a regolarizzarlo fiscalmente, addebitando l’imposta di bollo evasa (pari al 12 per mille dell’importo) e le relative sanzioni. L’irregolarità viene inoltre segnalata al Prefetto, che può irrogare una sanzione amministrativa pecuniaria.
Il rischio maggiore, tuttavia, si manifesta se l’assegno risulta “scoperto”, cioè privo di fondi sufficienti al momento della presentazione. In questo caso, scattano le procedure standard per l’emissione di assegni a vuoto:
- Protesto: L’assegno viene protestato, un atto pubblico che certifica il mancato pagamento.
- Segnalazione alla CAI: Il nominativo dell’emittente viene iscritto nella Centrale di Allarme Interbancaria (CAI).
- Revoca dell’autorizzazione: L’iscrizione alla CAI comporta la revoca dell’autorizzazione a emettere assegni per un periodo di sei mesi e il divieto di stipulare nuove convenzioni di assegno.
Queste conseguenze rendono l’emissione di un assegno postdatato una pratica estremamente sconsigliabile e rischiosa.
Diritti e rischi per chi riceve un assegno postdatato
Anche chi accetta un assegno postdatato come forma di pagamento o garanzia deve essere consapevole dei propri diritti e dei pericoli a cui si espone. Il diritto principale è quello di poterlo incassare immediatamente, senza attendere la data futura indicata sul titolo. La banca è obbligata a pagarlo se sul conto corrente del traente ci sono fondi sufficienti, previa regolarizzazione dell’imposta di bollo.
Tuttavia, il rischio più concreto è che l’emittente, consapevole del tempo a disposizione prima della data concordata, possa svuotare il conto corrente, rendendo l’assegno privo di copertura. In questo scenario, l’assegno postdatato si rivela una garanzia inefficace. Il beneficiario dovrà avviare le procedure legali per il recupero del credito, affrontando costi e tempi spesso lunghi.
Quando l’assegno postdatato diventa strumento di reato
Sebbene l’emissione di un assegno postdatato non sia di per sé un reato, può diventare il mezzo per commettere illeciti penali ben più gravi. Due dei casi più frequenti sono l’usura e la truffa.
Nel reato di usura, gli assegni postdatati vengono spesso richiesti come garanzia per prestiti concessi a tassi di interesse illegali. La vittima consegna i titoli, che verranno incassati in futuro, per ottenere liquidità immediata, finendo intrappolata in un meccanismo di indebitamento illecito.
Nel reato di truffa, l’assegno postdatato può essere utilizzato come parte di un raggiro per ottenere beni o servizi. Il truffatore consegna assegni con data futura, fornendo rassicurazioni sulla loro copertura, per poi rendersi irreperibile, sapendo che i titoli non verranno mai pagati.
In conclusione, l’assegno postdatato è uno strumento irregolare e rischioso. La sua validità come titolo di credito esigibile subito non elimina i pericoli legati alla mancanza di fondi e alle sanzioni amministrative. È sempre preferibile utilizzare strumenti di pagamento e garanzia trasparenti e conformi alla legge.
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