Il lavoro intermittente, conosciuto anche come contratto a chiamata o job on call, è una forma di rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dalla discontinuità. Il lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che può richiederne la prestazione solo quando ne ha effettivamente bisogno. Questa flessibilità è regolata da norme precise per tutelare i diritti del lavoratore e prevenire abusi.

Come funziona il contratto di lavoro intermittente

Il contratto di lavoro a chiamata deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova. Questo documento è fondamentale perché definisce i diritti e i doveri di entrambe le parti e deve contenere obbligatoriamente alcuni elementi essenziali per essere valido. La mancanza di chiarezza su questi punti può rendere il contratto nullo.

Gli elementi che non possono mancare sono:

  • Durata e ipotesi del contratto: se a tempo determinato o indeterminato e le ragioni oggettive o soggettive che ne giustificano l’attivazione.
  • Luogo e modalità di disponibilità: dove e come il lavoratore deve rendersi disponibile e il preavviso per la chiamata, che non può essere inferiore a un giorno lavorativo.
  • Trattamento economico e normativo: la retribuzione oraria e il riferimento al trattamento previsto per i lavoratori di pari livello.
  • Indennità di disponibilità: l’eventuale importo corrisposto al lavoratore per i periodi in cui resta a disposizione, anche se non lavora.
  • Modalità di chiamata: le procedure con cui il datore di lavoro può richiedere la prestazione lavorativa.
  • Pagamento: i tempi e le modalità per il versamento della retribuzione e dell’eventuale indennità.
  • Misure di sicurezza: le norme di sicurezza specifiche per l’attività richiesta.

Esistono due principali tipologie di contratto intermittente: con o senza obbligo di risposta alla chiamata. Nel primo caso, il lavoratore garantisce la sua disponibilità e riceve un’indennità specifica; nel secondo, è libero di rifiutare la chiamata senza conseguenze.

Requisiti e limiti del lavoro a chiamata

Non tutti i lavoratori o le aziende possono ricorrere al lavoro intermittente. La legge stabilisce requisiti anagrafici per i lavoratori e limiti di utilizzo per le aziende, al fine di circoscriverne l’uso a situazioni di reale necessità.

Requisiti per i lavoratori

Il contratto a chiamata può essere stipulato solo con determinate categorie di lavoratori:

  • Giovani: persone con meno di 24 anni di età, a condizione che le prestazioni lavorative siano completate entro il compimento del 25° anno.
  • Lavoratori senior: persone con più di 55 anni di età.

Inoltre, indipendentemente dall’età, può essere utilizzato per le esigenze specifiche individuate dai contratti collettivi nazionali (CCNL), anche in settori come turismo, spettacolo e pubblici esercizi.

Limite massimo di durata

Salvo eccezioni previste per specifici settori (turismo, pubblici esercizi, spettacolo), un lavoratore non può svolgere più di 400 giornate di lavoro effettivo per lo stesso datore di lavoro nell’arco di tre anni solari. Superato questo limite, il rapporto di lavoro si trasforma automaticamente in un contratto a tempo pieno e indeterminato.

Diritti e tutele del lavoratore intermittente

Il lavoratore a chiamata ha gli stessi diritti di un lavoratore di pari livello impiegato nella stessa azienda, ma il trattamento economico e normativo è riproporzionato in base alla prestazione effettivamente svolta. Questo principio di non discriminazione si applica a retribuzione, ferie, tredicesima, trattamenti di malattia, infortunio e congedi.

Indennità di disponibilità

Se il lavoratore si impegna a rimanere a disposizione e a rispondere obbligatoriamente alla chiamata, ha diritto a un’indennità di disponibilità per i periodi di inattività. La misura di questa indennità è stabilita dai contratti collettivi e non può essere inferiore a un importo minimo fissato per legge. Durante i periodi di malattia o altro impedimento, l’obbligo di rispondere decade e l’indennità non viene maturata.

Cosa succede in caso di rifiuto della chiamata

Il rifiuto di eseguire la prestazione richiesta ha conseguenze diverse a seconda del tipo di contratto:

  • Con obbligo di disponibilità: un rifiuto ingiustificato può portare al licenziamento e alla restituzione della quota di indennità già percepita.
  • Senza obbligo di disponibilità: il lavoratore è libero di rifiutare la chiamata senza subire alcuna conseguenza.

Quando è vietato il ricorso al lavoro intermittente

La legge vieta esplicitamente l’uso del contratto a chiamata in alcune situazioni per proteggere i diritti di tutti i lavoratori e la sicurezza sul luogo di lavoro. È vietato ricorrere al lavoro intermittente per:

  • Sostituire lavoratori in sciopero.
  • Assumere personale in unità produttive dove, nei sei mesi precedenti, sono stati effettuati licenziamenti collettivi per lavoratori con le stesse mansioni.
  • Assumere personale in unità produttive dove è in corso una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario con intervento della cassa integrazione guadagni (CIG) per lavoratori con le stesse mansioni.
  • Datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi per la sicurezza, come previsto dalla normativa vigente.

Questi divieti sono posti a garanzia della stabilità occupazionale e della sicurezza, impedendo che la flessibilità del contratto intermittente venga usata per eludere altre normative.

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Di admin