L’assegno postdatato, ovvero un assegno bancario che riporta una data di emissione futura rispetto a quella reale, rappresenta una pratica diffusa ma irregolare. Sebbene non costituisca più un reato penale, la sua emissione comporta conseguenze significative, principalmente di natura amministrativa e fiscale. Questo strumento, concepito per essere pagabile a vista, viene spesso utilizzato impropriamente come garanzia di pagamento, esponendo sia chi lo emette sia chi lo riceve a notevoli rischi.
Cosa significa emettere un assegno postdatato
Un assegno bancario è per sua natura un titolo di credito pagabile “a vista”. Ciò significa che il beneficiario può presentarlo in banca per l’incasso in qualsiasi momento, indipendentemente dalla data indicata. La legge stabilisce che ogni accordo contrario a questo principio è nullo. Di conseguenza, il patto di postdatazione, ovvero l’accordo tra le parti di incassare l’assegno solo alla data futura indicata, non ha valore legale.
La principale irregolarità dell’assegno postdatato risiede nell’evasione dell’imposta di bollo. Utilizzandolo come una promessa di pagamento futuro, si aggira la normativa fiscale prevista per strumenti analoghi come la cambiale, che è soggetta a un’imposta specifica al momento dell’emissione. Per questa ragione, l’emissione di un assegno postdatato è oggi considerata un illecito amministrativo, sanzionato per recuperare l’imposta evasa.
Le conseguenze per chi emette e chi riceve
La pratica di utilizzare assegni con data futura comporta una serie di rischi e conseguenze legali che è fondamentale conoscere per tutelarsi. Gli effetti negativi possono ricadere su entrambe le parti coinvolte nella transazione.
Per chi emette l’assegno
- Sanzione amministrativa: La banca a cui viene presentato l’assegno per l’incasso prima della data indicata è tenuta a segnalare l’irregolarità. L’emittente sarà soggetto a una sanzione amministrativa pecuniaria per l’evasione dell’imposta di bollo.
- Rischio di protesto: Se al momento della presentazione l’assegno risulta scoperto, ovvero senza fondi sufficienti sul conto, si avvia la procedura di protesto.
- Segnalazione alla CAI: Il protesto comporta l’iscrizione del nominativo dell’emittente nella Centrale di Allarme Interbancaria (CAI) e la revoca dell’autorizzazione a emettere assegni per un periodo di tempo.
Per chi riceve l’assegno
- Validità e incasso: L’assegno postdatato è un titolo valido e può essere incassato immediatamente, anche prima della data indicata. La banca è obbligata a pagarlo se ci sono fondi disponibili.
- Regolarizzazione fiscale: Per poterlo incassare, la banca richiederà la regolarizzazione dell’imposta di bollo, il cui costo viene generalmente addebitato a chi presenta il titolo.
- Rischio di insolvenza: Il pericolo maggiore per il beneficiario è che l’assegno risulti “scoperto”. L’emittente, infatti, potrebbe svuotare il conto corrente prima della data di presunto incasso, lasciando il creditore senza la somma dovuta.
Quando l’assegno postdatato diventa strumento di reato
Sebbene la postdatazione in sé non sia un reato, l’utilizzo di questo strumento può diventare il mezzo per commettere illeciti penali gravi, come la truffa e l’usura. La giurisprudenza ha più volte confermato come l’emissione di assegni postdatati possa integrare condotte criminali.
Nel caso della truffa, l’emittente consegna un assegno postdatato per ottenere un bene o un servizio, con la piena consapevolezza e l’intenzione di non onorare il pagamento, inducendo in errore la controparte con raggiri e false rassicurazioni. La successiva irreperibilità o il conto volutamente svuotato sono elementi che possono configurare il reato.
Nell’ambito dell’usura, invece, gli assegni postdatati vengono spesso richiesti come garanzia per prestiti a tassi di interesse illegali. Il creditore si fa consegnare assegni per un importo superiore al capitale prestato, che include gli interessi usurari, sfruttando lo stato di bisogno della vittima.
Diritti del consumatore e azioni di tutela
Chi riceve un assegno postdatato come pagamento ha il diritto di presentarlo subito all’incasso. Se l’assegno risulta scoperto, il beneficiario può agire per vie legali per il recupero del credito. L’assegno, anche se protestato, costituisce un titolo esecutivo che consente di avviare procedure come il pignoramento dei beni del debitore.
Se si sospetta di essere vittima di una truffa o di un’operazione di usura che coinvolge assegni postdatati, è fondamentale agire tempestivamente. La prima azione da compiere è sporgere denuncia presso le forze dell’ordine, fornendo tutti gli elementi a disposizione, come l’assegno stesso e ogni comunicazione intercorsa con la controparte. È consigliabile inoltre rivolgersi a un consulente per valutare le azioni legali più appropriate a tutela dei propri diritti.
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