Quando un errore medico causa un danno a un paziente, la responsabilità civile spesso ricade sia sul professionista che sulla struttura sanitaria. Tuttavia, una recente sentenza della Corte dei Conti ha chiarito un principio fondamentale: se la colpa è esclusivamente del medico, quest’ultimo può essere chiamato a rimborsare all’azienda sanitaria l’intero importo del risarcimento, comprese le spese legali. Questo meccanismo, noto come rivalsa per danno erariale, protegge le finanze pubbliche e sottolinea la responsabilità personale dei professionisti sanitari.

Il caso: dalla condanna in solido alla rivalsa della Corte dei Conti

La vicenda ha origine da un caso di malasanità legato a una diagnosi tardiva di tumore. Inizialmente, il tribunale civile aveva condannato sia il medico che l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) a risarcire in solido la paziente danneggiata. Questo significa che entrambi erano responsabili per l’intero importo, e la paziente poteva richiederlo indifferentemente a uno dei due soggetti. Dopo che l’azienda sanitaria ha pagato la sua quota, è intervenuta la Procura della Corte dei Conti, avviando un’azione per danno erariale indiretto.

Il danno erariale indiretto si verifica quando la Pubblica Amministrazione subisce una perdita economica a causa del comportamento illecito di un suo dipendente. In questo contesto, la spesa sostenuta dall’ASL per risarcire la paziente è stata considerata un danno per le casse dello Stato, causato dalla condotta negligente del medico.

La responsabilità esclusiva del medico

La Corte dei Conti, con la sentenza n. 282/2022, ha stabilito che la responsabilità dell’accaduto era da attribuire interamente ed esclusivamente al medico. I giudici hanno evidenziato che, di fronte a un quadro clinico che presentava segnali anomali e non rientrava nella routine, il professionista avrebbe dovuto approfondire le indagini e non limitarsi ai controlli standard.

Secondo la Corte, l’atteggiamento omissivo del medico è stato l’elemento determinante che ha causato il danno. La sua preparazione specialistica e il ruolo di responsabilità ricoperto all’interno della struttura sanitaria sono stati considerati fattori aggravanti. In sostanza, è stato accertato che una diagnosi più tempestiva, ottenibile con la dovuta diligenza, avrebbe potuto evitare o almeno ridurre le gravi conseguenze per la salute della paziente.

Cosa significa per i consumatori e i professionisti

Questa decisione ha importanti implicazioni sia per i pazienti che per i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. Vediamo i punti principali:

  • Tutela delle finanze pubbliche: L’azione della Corte dei Conti assicura che i costi derivanti da errori individuali gravi non ricadano sulla collettività, ma vengano recuperati dal diretto responsabile.
  • Maggiore responsabilità individuale: Per i medici, la sentenza ribadisce che la condanna in solido in sede civile non rappresenta uno scudo definitivo. Se viene provata una colpa grave e un nesso causale esclusivo tra la loro condotta e il danno, possono essere chiamati a rispondere personalmente per l’intero importo.
  • Standard di diligenza: Viene sottolineata l’importanza di non attenersi acriticamente a prassi e linee guida quando il caso specifico presenta peculiarità che richiedono un’analisi più approfondita. La diligenza professionale impone di valutare ogni situazione con la massima attenzione.

Per i pazienti vittime di malasanità, questo meccanismo non cambia il diritto a ottenere il risarcimento, che viene garantito dalla responsabilità solidale della struttura sanitaria. Tuttavia, conferma che il sistema giuridico prevede strumenti per attribuire le responsabilità finali in modo preciso, tutelando l’erario da esborsi impropri.

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Di admin