L’obbligo per esercenti e professionisti di accettare pagamenti elettronici tramite POS (Point of Sale) è una realtà consolidata in Italia, introdotta per favorire la tracciabilità delle transazioni e contrastare l’evasione fiscale. Per anni, tuttavia, la norma è rimasta largamente inapplicata a causa dell’assenza di un sistema sanzionatorio. La situazione è cambiata, rendendo effettivo il diritto dei consumatori di pagare con carta, indipendentemente dall’importo.

Chi è obbligato ad accettare pagamenti con POS?

L’obbligo di dotarsi di un terminale POS riguarda una vasta platea di soggetti che svolgono attività di vendita di beni o prestazione di servizi. In pratica, chiunque abbia un’attività commerciale o professionale a contatto con il pubblico è tenuto ad accettare pagamenti digitali. Le principali categorie interessate sono:

  • Commercianti: negozianti al dettaglio, attività di vendita all’ingrosso, supermercati e venditori ambulanti.
  • Artigiani: idraulici, elettricisti, falegnami, fabbri e altre professioni artigianali.
  • Attività di ristorazione e somministrazione: bar, ristoranti, pub, pizzerie e tavole calde.
  • Strutture ricettive: alberghi, bed & breakfast, agriturismi e case vacanza.
  • Liberi professionisti: avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, medici, dentisti, architetti, ingegneri e geometri che operano nel proprio studio.

In sintesi, qualsiasi soggetto che incassa corrispettivi per la cessione di un bene o la prestazione di un servizio è tenuto a offrire ai propri clienti la possibilità di pagare con strumenti elettronici.

Le sanzioni per chi rifiuta il pagamento elettronico

La vera svolta normativa è stata l’introduzione di sanzioni specifiche per chi non rispetta l’obbligo. A partire dal 30 giugno 2022, il rifiuto di accettare un pagamento elettronico, indipendentemente dall’importo, comporta una sanzione amministrativa pecuniaria. La multa è composta da due parti:

  1. Una quota fissa di 30 euro.
  2. Una quota variabile pari al 4% del valore della transazione rifiutata.

Ad esempio, se un consumatore si vede negare la possibilità di pagare un conto di 50 euro con la carta, l’esercente rischia una sanzione di 30 euro (quota fissa) + 2 euro (il 4% di 50 euro), per un totale di 32 euro. Questo meccanismo è pensato per essere un deterrente efficace anche per le piccole transazioni.

Cosa fare se un esercente rifiuta il pagamento con carta

Come consumatore, hai il diritto di pagare con carta di debito, credito o prepagata. Se un esercente o un professionista si rifiuta di accettare il pagamento elettronico, è importante conoscere i propri diritti e le azioni che si possono intraprendere. Ecco alcuni passaggi consigliati:

  • Ricordare l’obbligo: In primo luogo, è possibile far presente con cortesia all’esercente che esiste un obbligo di legge e che il rifiuto è sanzionabile.
  • Non accettare giustificazioni generiche: Scuse come “il POS è rotto” o “le commissioni sono troppo alte” non costituiscono, nella maggior parte dei casi, una giustificazione valida per il rifiuto.
  • Segnalare l’accaduto: Se il rifiuto persiste, è possibile segnalare l’episodio alle autorità competenti, come la Guardia di Finanza. Per essere efficace, la segnalazione dovrebbe includere i dati dell’esercizio commerciale (nome, indirizzo) e una descrizione dell’accaduto.

Esercitare questo diritto non solo tutela il singolo consumatore, ma contribuisce anche a promuovere una maggiore trasparenza e legalità nel sistema dei pagamenti.

Esiste un’eccezione all’obbligo?

La normativa prevede un unico caso in cui il rifiuto del pagamento elettronico non è sanzionabile: l’oggettiva impossibilità tecnica. Questa eccezione si applica solo in situazioni comprovate e temporanee di malfunzionamento del terminale o di problemi di connettività di rete non imputabili all’esercente. Non può essere utilizzata come scusa pretestuosa per non accettare pagamenti digitali in modo sistematico. L’onere di dimostrare tale impossibilità ricade sull’esercente stesso.

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Di admin