Dal 22 giugno 2022, la Riforma Cartabia ha introdotto nuove regole per il pignoramento presso terzi. Il creditore deve notificare l'iscrizione a ruolo, pena l'inefficacia. Cambia anche il foro per i pignoramenti contro la PA.

La dichiarazione di fallimento, oggi più correttamente definita liquidazione giudiziale, è una procedura legale che interviene quando un’impresa commerciale non è più in grado di far fronte ai propri debiti. Non si tratta di una decisione arbitraria, ma di un processo basato su presupposti precisi, che bilanciano l’analisi giuridica con quella economica e contabile. Comprendere questi criteri è fondamentale per imprenditori, creditori e consumatori.

Chi può essere dichiarato fallito: i requisiti dimensionali

Non tutte le imprese sono soggette alla procedura di fallimento. La legge italiana esclude gli imprenditori commerciali che operano al di sotto di determinate soglie dimensionali. Per essere considerata “fallibile”, un’azienda deve superare almeno uno dei seguenti limiti nei tre esercizi precedenti la richiesta di fallimento:

  • Attivo patrimoniale: un totale superiore a 300.000 euro annui.
  • Ricavi lordi: un ammontare superiore a 200.000 euro annui.
  • Debiti: un totale di debiti, anche non ancora scaduti, superiore a 500.000 euro.

È onere dell’imprenditore dimostrare di trovarsi al di sotto di tutte e tre queste soglie per evitare la dichiarazione di fallimento. Se anche solo uno di questi parametri viene superato in uno solo degli ultimi tre anni di attività, l’impresa è considerata soggetta alla procedura.

Lo stato di insolvenza: il presupposto oggettivo

Oltre a superare le soglie dimensionali, per dichiarare il fallimento di un’impresa è necessario che questa si trovi in stato di insolvenza. Questo concetto è cruciale e non va confuso con una semplice e temporanea difficoltà di liquidità. L’insolvenza è una condizione strutturale e irreversibile che impedisce all’imprenditore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.

Come si manifesta l’insolvenza?

Lo stato di insolvenza non si basa solo sui dati di bilancio, ma viene accertato dal Tribunale attraverso una serie di “fatti esteriori” che dimostrano l’incapacità dell’azienda di pagare i propri debiti. Tra i segnali più comuni vi sono:

  • Inadempimenti ripetuti e generalizzati verso fornitori, dipendenti o enti fiscali.
  • Esistenza di protesti a carico dell’impresa.
  • Procedure esecutive (pignoramenti) con esito negativo.
  • Mancato deposito dei bilanci societari.
  • La chiusura dei locali aziendali o la fuga dell’imprenditore.

Anche un singolo inadempimento può essere sufficiente se, per le sue caratteristiche, rivela l’impotenza finanziaria dell’impresa a far fronte ai propri impegni in modo ordinato.

L’istruttoria prefallimentare: come decide il Tribunale

La dichiarazione di fallimento è l’esito di un’istruttoria condotta dal Tribunale. Durante questa fase, il giudice acquisisce tutta la documentazione necessaria per valutare la situazione reale dell’impresa. Vengono esaminati i bilanci depositati, le scritture contabili, le visure camerali e le informazioni provenienti da enti pubblici, come l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

È importante sottolineare che il bilancio, pur essendo un documento fondamentale, non è considerato una prova assoluta. Il Tribunale ha il potere di ritenerlo inattendibile se emergono contraddizioni con altri elementi, come l’effettiva esposizione debitoria o le dichiarazioni rese dall’imprenditore stesso. La valutazione si basa sulla situazione economica e finanziaria concreta e non solo su quella rappresentata contabilmente.

Cosa significa il fallimento per i consumatori e i creditori

Quando un’azienda viene dichiarata fallita, le conseguenze per chi vanta un credito (siano essi fornitori, ex dipendenti o consumatori che hanno pagato per un bene o servizio non ricevuto) sono significative. La procedura ha lo scopo di liquidare tutti i beni dell’impresa per ripartire il ricavato tra i creditori, secondo un ordine di priorità stabilito dalla legge.

Per poter partecipare a questa ripartizione, è indispensabile presentare una domanda di insinuazione al passivo. Si tratta di un atto formale con cui si comunica al curatore fallimentare (la figura nominata dal Tribunale per gestire la procedura) l’esistenza e l’ammontare del proprio credito. Rispettare le scadenze e le modalità previste è essenziale per non perdere il diritto a essere pagati. Data la complessità delle procedure, rivolgersi a un esperto può fare la differenza.

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Di admin