Una sentenza della Cassazione ha validato una prova del DNA raccolta senza verbale, sollevando dubbi sulla tutela dei diritti e sul rigore scientifico necessario nei processi.

L’Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) è una prestazione economica erogata dall’INPS per sostenere il reddito di specifiche categorie di lavoratori e pensionati. Con l’introduzione dell’Assegno Unico e Universale per i figli a carico, il campo di applicazione degli ANF è cambiato in modo significativo. Oggi, questo beneficio è destinato principalmente a nuclei familiari composti da persone diverse dai figli, come coniugi, fratelli, sorelle o nipoti.

Chi ha ancora diritto agli Assegni per il Nucleo Familiare

Dal 1° marzo 2022, l’Assegno Unico ha sostituito le prestazioni familiari relative ai figli a carico. Di conseguenza, gli ANF sono rimasti in vigore per i nuclei familiari composti esclusivamente da:

  • Coniugi (non legalmente ed effettivamente separati);
  • Fratelli e sorelle;
  • Nipoti in linea collaterale, minori o maggiorenni inabili.

Le categorie di lavoratori e pensionati che possono richiedere l’ANF per questi familiari includono:

  • Lavoratori dipendenti del settore privato;
  • Lavoratori agricoli;
  • Lavoratori domestici e somministrati;
  • Lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS;
  • Dipendenti di ditte cessate o fallite;
  • Pensionati del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti;
  • Titolari di altre prestazioni previdenziali.

Come si calcola l’importo e quali redditi contano

L’importo dell’ANF non è fisso, ma varia in base a tre fattori principali: la tipologia del nucleo familiare, il numero dei suoi componenti e il reddito complessivo. La regola generale è che l’assegno diminuisce all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi superate determinate soglie. Ogni anno, l’INPS aggiorna le tabelle con le fasce di reddito e i relativi importi, validi dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo.

Per il calcolo, si considerano i redditi prodotti nell’anno solare precedente. Ad esempio, per il periodo luglio 2024 – giugno 2025, si fa riferimento ai redditi del 2023. Un requisito fondamentale è che almeno il 70% del reddito complessivo del nucleo familiare deve derivare da lavoro dipendente o assimilato.

Come presentare la domanda per gli ANF

La richiesta per gli Assegni per il Nucleo Familiare deve essere presentata ogni anno in cui si possiedono i requisiti. La procedura è interamente telematica e può essere effettuata attraverso diversi canali:

  1. Sito web dell’INPS: accedendo con le proprie credenziali (SPID, CIE o CNS) al servizio online dedicato.
  2. Contact Center INPS: chiamando il numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 0766036164 (da rete mobile a pagamento).
  3. Patronati e intermediari abilitati: che offrono assistenza gratuita per la compilazione e l’invio della domanda.

È importante comunicare tempestivamente all’INPS qualsiasi variazione del reddito o della composizione del nucleo familiare che si verifichi durante il periodo di percezione dell’assegno, entro 30 giorni dall’evento.

Diritti e tutele per i consumatori

Esistono situazioni particolari in cui i diritti dei cittadini devono essere tutelati. Vediamo i casi più comuni.

Richiesta degli arretrati

Se un lavoratore non ha ricevuto gli ANF pur avendone diritto, può richiederne il pagamento arretrato. Il diritto a richiedere gli arretrati si prescrive in cinque anni. Ciò significa che è possibile recuperare le somme non percepite relative ai cinque anni precedenti la data della domanda.

Separazione o divorzio

In caso di separazione legale o divorzio, il diritto all’ANF per i componenti del nucleo (ad esempio, il coniuge a carico) viene valutato in base alla nuova situazione familiare. La domanda deve essere presentata dal coniuge che possiede i requisiti lavorativi e reddituali previsti dalla normativa.

Cittadini stranieri

La Corte Costituzionale ha stabilito che i cittadini non europei con permesso di soggiorno di lungo periodo o permesso unico di lavoro hanno diritto agli ANF alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Questo diritto sussiste anche se alcuni familiari a carico risiedono temporaneamente nel Paese d’origine, garantendo la parità di trattamento.

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Di admin