Con la sentenza n. 125 del 2022, la Corte Costituzionale ha introdotto una modifica significativa all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, riguardante la disciplina dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. La decisione elimina il requisito della ‘manifesta’ insussistenza del fatto, un cambiamento che incide direttamente sulle tutele a disposizione dei lavoratori e sulla valutazione dei giudici in caso di contenzioso.

Cosa ha stabilito la Corte Costituzionale

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18, settimo comma, della legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), nella versione modificata dalla legge Fornero del 2012, limitatamente alla parola ‘manifesta’. Questa parola era contenuta nella norma che regola le conseguenze di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ovvero quello legato a ragioni economiche, organizzative o produttive dell’azienda.

In precedenza, per ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro, il lavoratore doveva dimostrare non solo che il fatto posto alla base del licenziamento fosse insussistente, ma che tale insussistenza fosse ‘manifesta’, cioè palese ed evidente. Se l’insussistenza del fatto non era considerata ‘manifesta’, il lavoratore aveva diritto solo a un’indennità risarcitoria. La Corte ha ritenuto questo requisito un criterio vago e indeterminato, capace di generare disparità di trattamento e di violare il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.

Le ragioni della decisione: un criterio vago e discriminatorio

Secondo la Consulta, il termine ‘manifesta’ introduceva un elemento di discrezionalità eccessiva nella valutazione del giudice. La sua indeterminatezza non forniva un criterio chiaro e oggettivo, lasciando che la decisione sulla reintegrazione o sul solo risarcimento dipendesse da un’interpretazione soggettiva. Questo poteva portare a sentenze diverse per casi sostanzialmente identici, a seconda della valutazione del singolo magistrato.

Inoltre, questo requisito complicava inutilmente il processo. Oltre a dover accertare la sussistenza o meno del fatto (ad esempio, la reale soppressione di una mansione), le parti e il giudice erano costretti a un’ulteriore e complessa valutazione sulla ‘graduazione’ dell’insussistenza. La Corte ha sottolineato che la gravità di un licenziamento illegittimo non dipende da quanto sia facile o difficile provarne l’illegittimità, ma dalla sua effettiva fondatezza.

L’impatto sulla valutazione del giudice

È importante chiarire che questa sentenza non modifica la natura del controllo del giudice sulle scelte imprenditoriali. Il magistrato non può entrare nel merito delle decisioni organizzative dell’azienda, valutandone l’opportunità o la convenienza. Il suo compito resta quello di verificare la legittimità del licenziamento, controllando che le ragioni addotte dal datore di lavoro siano reali, effettive e non un pretesto per liberarsi di un dipendente.

Cosa cambia per i lavoratori in caso di licenziamento

La rimozione della parola ‘manifesta’ ha conseguenze pratiche dirette per i lavoratori che impugnano un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La tutela reintegratoria, ossia il diritto a essere riammessi in servizio, diventa più accessibile.

I principali vantaggi per i dipendenti possono essere riassunti nei seguenti punti:

  • Maggiore certezza del diritto: L’eliminazione di un criterio vago riduce l’incertezza sull’esito del giudizio e rende le decisioni più prevedibili e uniformi.
  • Focus sulla sostanza: La valutazione si concentra esclusivamente sull’esistenza o meno del fatto posto a fondamento del licenziamento. Se il motivo addotto dall’azienda si rivela inesistente, il giudice può disporre la reintegrazione.
  • Rafforzamento della tutela: Il lavoratore non è più gravato dall’onere di dimostrare che l’infondatezza del licenziamento fosse ‘evidente’. È sufficiente provarne l’insussistenza.
  • Equilibrio processuale: La modifica riequilibra le posizioni tra lavoratore e datore di lavoro nel processo, eliminando un ostacolo che poteva indebolire la posizione del dipendente.

In sintesi, questa decisione della Corte Costituzionale rappresenta un passo importante per garantire una maggiore equità e chiarezza nelle controversie di lavoro, rafforzando le garanzie per i lavoratori di fronte a licenziamenti basati su motivazioni oggettive non veritiere.

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Di admin