L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha generato profonde incertezze in numerosi settori, incluso quello delle abilitazioni professionali. Tra le categorie più colpite vi sono stati gli aspiranti avvocati, che si sono trovati in un limbo normativo e operativo proprio nella fase conclusiva del loro lungo percorso di accesso alla professione. La situazione ha portato diverse associazioni di categoria a chiedere misure straordinarie per sbloccare l’impasse.

Il percorso a ostacoli per diventare avvocato

Diventare avvocato in Italia richiede un percorso lungo e impegnativo, che va ben oltre il conseguimento della laurea in giurisprudenza. Dopo l’università, è obbligatorio un periodo di pratica forense di 18 mesi, svolto a tempo pieno presso uno studio legale. Questo tirocinio, fondamentale per acquisire le competenze pratiche, è spesso non retribuito o remunerato in modo simbolico, e privo di tutele significative per il praticante.

Al termine della pratica, i candidati devono affrontare un esame di Stato noto per la sua difficoltà, articolato in tre prove scritte e una prova orale. A causa della complessità di questo iter, l’età media di accesso alla professione si attesta intorno ai trent’anni, costringendo molti giovani a posticipare importanti progetti di vita personali e familiari.

L’impatto della pandemia sull’esame di abilitazione 2019

L’emergenza sanitaria del 2020 è esplosa in un momento critico per i candidati della sessione d’esame 2019. Essi avevano già sostenuto le tre faticose prove scritte nel dicembre 2019 e si trovavano in attesa dei risultati e della successiva convocazione per la prova orale. Il lockdown e le misure di distanziamento sociale hanno reso impossibile procedere con le normali operazioni di correzione e con lo svolgimento degli orali, lasciando migliaia di aspiranti avvocati in uno stato di totale incertezza.

Questa situazione di stallo ha generato forte preoccupazione, poiché un ritardo indefinito significava non solo posticipare l’ingresso nel mondo del lavoro, ma anche vanificare anni di sacrifici economici e personali.

La proposta dello “scritto abilitante” come soluzione di emergenza

Di fronte a questo scenario, numerose associazioni giovanili forensi e comitati di praticanti hanno avanzato una proposta concreta e pragmatica per superare la crisi. La richiesta principale era quella di considerare abilitante il superamento delle sole prove scritte, dichiarando idonei alla professione tutti i candidati che avessero ottenuto una valutazione positiva nei loro elaborati.

Questa soluzione, definita “scritto abilitante”, mirava a:

  • Sbloccare la situazione: Consentire a migliaia di professionisti qualificati di accedere al mercato del lavoro.
  • Riconoscere l’impegno: Valorizzare lo sforzo già compiuto dai candidati con il superamento delle complesse prove scritte.
  • Garantire equità: Evitare soluzioni alternative, come un’unica prova orale a distanza, ritenute non adeguate a valutare la preparazione e potenzialmente discriminatorie.

La proposta è stata presentata come una misura eccezionale per una situazione eccezionale, volta a tutelare una generazione di futuri avvocati dimenticata nel corso dell’emergenza.

Cosa significava l’attesa per i candidati

Il blocco dell’esame di abilitazione non era solo un problema burocratico, ma aveva conseguenze dirette e pesanti sulla vita dei candidati. L’incertezza si traduceva in un grave danno sia professionale che personale, prolungando una condizione di precarietà già difficile.

Le principali difficoltà includevano:

  • Impossibilità di avviare la carriera: Senza abilitazione, non era possibile iscriversi all’albo e iniziare a esercitare la professione in autonomia.
  • Perdita economica: Il ritardo prolungava un periodo senza un reddito stabile, dopo quasi due anni di pratica spesso non retribuita.
  • Stress psicologico: La mancanza di risposte chiare e di una data certa per la conclusione dell’esame ha causato ansia e frustrazione generalizzate.
  • Sospensione dei progetti di vita: L’impossibilità di raggiungere una stabilità professionale ha costretto molti a mettere in pausa decisioni importanti, come l’acquisto di una casa o la creazione di una famiglia.

Questa vicenda ha messo in luce la fragilità della posizione dei praticanti avvocati e la necessità di riforme strutturali per rendere l’accesso alla professione più sostenibile e in linea con le esigenze contemporanee.

Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.

Contattaci su WhatsApp

Per assistenza contatta Sportello Consumatori

Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org

Contattaci su WhatsApp

Di admin