La separazione dei genitori comporta spesso sfide complesse, soprattutto quando questi risiedono in città o regioni diverse. La distanza geografica può rendere difficile l’esercizio del diritto di visita e, soprattutto, minare la continuità del rapporto tra il genitore non collocatario e il figlio. In questi contesti, la tecnologia diventa uno strumento fondamentale per tutelare il diritto del minore alla bigenitorialità, come confermato da diverse decisioni dei tribunali italiani.
Il principio della bigenitorialità a distanza
Il concetto di bigenitorialità sancisce il diritto di ogni bambino a mantenere un rapporto stabile e continuativo con entrambi i genitori, anche dopo la fine della loro unione. Questo diritto non viene meno a causa della distanza. Tuttavia, quando gli incontri fisici diventano rari o impossibili a causa di centinaia di chilometri di separazione o altre circostanze eccezionali, è necessario trovare soluzioni alternative per non compromettere il legame affettivo.
La giurisprudenza ha riconosciuto che, sebbene le interazioni virtuali non possano sostituire completamente la presenza fisica, rappresentano un mezzo indispensabile per garantire la frequenza e la qualità dei contatti. L’obiettivo primario è sempre la tutela dell’interesse superiore del minore, che include la possibilità di vedere, parlare e interagire regolarmente con la figura genitoriale non convivente.
La tecnologia come strumento per garantire i contatti
Un caso emblematico ha visto il Tribunale di Monza intervenire a favore di un padre residente in Campania, a cui era di fatto impedito di vedere il figlio che viveva con la madre in Lombardia. A causa delle difficoltà di spostamento e di una pregressa ostilità della madre a favorire i contatti telefonici, il padre si è rivolto al giudice.
Il Tribunale ha accolto il ricorso, stabilendo con un provvedimento d’urgenza che la madre dovesse favorire contatti giornalieri tra padre e figlio tramite telefono e videochiamate su piattaforme come Skype o WhatsApp. Questa decisione sottolinea un principio fondamentale: il diritto del minore a un rapporto significativo con entrambi i genitori è prioritario e deve essere garantito con ogni mezzo disponibile, inclusi quelli tecnologici.
Cosa stabilisce il provvedimento
Nel caso specifico, il giudice ha ordinato alla madre collocataria di:
- Tenere attiva la propria utenza mobile in orari prestabiliti (nella fattispecie, tra le 15 e le 22).
- Favorire attivamente i contatti giornalieri tra padre e figlio.
- Utilizzare la rete internet per permettere le videochiamate.
Questo tipo di provvedimento non è un’eccezione, ma riflette un orientamento sempre più consolidato volto a proteggere i legami familiari superando gli ostacoli logistici.
Cosa può fare il genitore non collocatario
Un genitore che vive lontano dal proprio figlio e incontra difficoltà nel mantenere un contatto regolare non è privo di tutele. È possibile intraprendere diverse azioni per far valere il proprio diritto e, soprattutto, quello del minore.
- Ricerca di un accordo: Il primo passo è sempre tentare di stabilire un dialogo costruttivo con l’altro genitore per concordare un calendario di telefonate e videochiamate.
- Formalizzazione dell’accordo: Se si raggiunge un’intesa, è consigliabile metterla per iscritto per evitare futuri fraintendimenti.
- Diffida legale: Se il genitore collocatario si oppone o ostacola i contatti, è possibile inviare una diffida tramite un avvocato, intimando il rispetto del diritto di visita, anche in modalità telematica.
- Ricorso al Tribunale: Qualora ogni tentativo fallisca, è possibile presentare un ricorso d’urgenza al tribunale competente. Il giudice può emettere un provvedimento che obbliga il genitore collocatario a consentire e facilitare le comunicazioni a distanza, stabilendo modalità e orari precisi.
È importante ricordare che l’ostruzionismo ai rapporti tra figlio e genitore non collocatario può costituire un comportamento pregiudizievole per il minore, con possibili conseguenze legali per il genitore che lo attua.
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