Con l’avvio della cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, anche il mondo della giustizia e delle professioni legali ha dovuto riorganizzare le proprie attività per garantire la continuità del servizio in condizioni di massima sicurezza. In questo contesto, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA) di Milano ha predisposto un vademecum con indicazioni precauzionali rivolte agli studi legali, con l’obiettivo di tutelare la salute di professionisti, collaboratori e clienti.
Il contesto della ripartenza per gli studi legali
La “Fase 2”, avviata nel maggio 2020, ha segnato un passaggio cruciale dalla chiusura totale a una graduale ripresa delle attività. Per gli avvocati, questo ha significato bilanciare la necessità di riprendere il lavoro in presenza con l’obbligo di adottare rigorosi protocolli anti-contagio. Il DPCM del 26 aprile 2020, riferimento normativo di quel periodo, raccomandava il massimo ricorso al lavoro agile e l’adozione di misure di sicurezza come il distanziamento interpersonale e l’uso di dispositivi di protezione individuale. Le linee guida del COA di Milano si inserivano in questo quadro, fornendo un modello operativo per gli studi della Lombardia, regione particolarmente colpita dalla pandemia.
Le principali indicazioni del vademecum
Il documento del COA di Milano forniva una serie di regole chiare per la gestione degli studi legali, finalizzate a minimizzare i rischi di contagio. Le misure si concentravano su diversi aspetti della vita d’ufficio e dell’interazione con il pubblico.
- Priorità al lavoro a distanza: Veniva incentivato il massimo utilizzo dello smart working per tutte le attività che non richiedevano una presenza fisica indispensabile.
- Gestione degli accessi: L’ingresso negli studi era consentito solo con mascherina e previa igienizzazione delle mani. I guanti usati all’esterno dovevano essere rimossi.
- Controllo della sintomatologia: Era vietato l’accesso a chiunque presentasse una temperatura corporea pari o superiore a 37,5°C o altri sintomi riconducibili al Covid-19, come tosse o alterazioni del gusto e dell’olfatto.
- Distanziamento e igiene: All’interno dei locali, era obbligatorio mantenere la distanza di sicurezza. Le postazioni di lavoro dovevano essere organizzate per garantire tale distanziamento, anche attraverso turnazioni del personale.
- Sanificazione degli ambienti: Era richiesta una pulizia quotidiana e una sanificazione periodica di tutte le superfici, postazioni di lavoro e aree comuni come bagni e sale riunioni.
Cosa cambiava per i clienti
Le misure adottate avevano un impatto diretto anche sull’esperienza dei cittadini che necessitavano di assistenza legale. L’obiettivo era limitare i contatti fisici non strettamente necessari, proteggendo così sia i clienti sia il personale dello studio.
Regole per l’accesso e gli appuntamenti
Per i clienti, recarsi fisicamente presso uno studio legale comportava l’osservanza di precise norme. Le riunioni in presenza erano limitate al minimo indispensabile e spesso sostituite da videochiamate o consulenze telefoniche. Quando un incontro era necessario, si svolgeva nel rispetto di tutte le cautele:
- Appuntamenti programmati: Gli accessi avvenivano solo su appuntamento per evitare assembramenti nelle sale d’attesa.
- Uso dei dispositivi di protezione: Era obbligatorio indossare la mascherina per tutta la durata della permanenza nello studio.
- Limitazione degli spostamenti: Si chiedeva di utilizzare i mezzi privati per gli spostamenti e di usare gli ascensori una persona alla volta.
- Gestione documentale: Si privilegiava lo scambio di documenti in formato digitale per ridurre la manipolazione di materiale cartaceo.
Queste regole, sebbene potessero apparire restrittive, erano fondamentali per permettere la prosecuzione delle attività legali in un periodo di grande incertezza, garantendo la tutela di un diritto fondamentale come quello alla difesa.
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