Il termine ius soli, letteralmente “diritto del suolo”, indica uno dei principali criteri per l’attribuzione della cittadinanza di uno Stato. Secondo questo principio, la cittadinanza si acquisisce per il solo fatto di essere nati sul territorio di quel Paese, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori. Questo modello si contrappone allo ius sanguinis, o “diritto del sangue”, che invece lega la cittadinanza alla discendenza da un genitore che ne è già in possesso. La scelta tra questi due sistemi riflette la storia e la concezione di nazione di ogni Paese e influenza direttamente la vita di milioni di persone.

Cosa sono lo Ius Soli e lo Ius Sanguinis

Per comprendere il dibattito sulla cittadinanza è fondamentale distinguere chiaramente i due modelli principali. Essi rappresentano due filosofie diverse di appartenenza a una comunità nazionale.

  • Ius Soli (Diritto del suolo): La cittadinanza è un diritto legato al luogo di nascita. Chi nasce sul territorio di uno Stato ne diventa cittadino. Questo sistema è storicamente associato a Paesi con una forte tradizione di immigrazione, come quelli del continente americano.
  • Ius Sanguinis (Diritto del sangue): La cittadinanza si trasmette per filiazione. Un bambino è cittadino se almeno uno dei suoi genitori lo è, a prescindere dal luogo in cui viene al mondo. Questo modello è prevalente in molti Paesi europei e asiatici, la cui identità nazionale è spesso legata a una comune discendenza etnica o culturale.

La Legge sulla Cittadinanza in Italia

L’ordinamento italiano si basa principalmente sul principio dello ius sanguinis. La legge di riferimento è la n. 91 del 1992, che stabilisce che è cittadino italiano il figlio di padre o di madre cittadini italiani. La nascita sul territorio italiano, quindi, non conferisce automaticamente la cittadinanza se i genitori sono entrambi stranieri.

Tuttavia, la legge prevede alcune eccezioni in cui si applica un criterio simile allo ius soli, ma solo in casi residuali per evitare l’apolidia, ovvero la condizione di una persona priva di qualsiasi cittadinanza. È cittadino italiano per nascita:

  • Chi nasce in Italia da genitori ignoti o apolidi.
  • Chi nasce in Italia da genitori stranieri la cui legge nazionale non prevede la trasmissione della cittadinanza al figlio nato all’estero.

Per i minori stranieri nati in Italia, la legge attuale prevede la possibilità di richiedere la cittadinanza al compimento dei 18 anni, a condizione di aver risieduto legalmente e ininterrottamente nel Paese dalla nascita.

Le Proposte di Riforma: Ius Soli Temperato e Ius Culturae

Da anni in Italia si discute di una riforma della legge sulla cittadinanza per adeguarla a una società sempre più multiculturale. Le proposte più importanti non mirano a introdurre uno ius soli puro e incondizionato, ma forme intermedie.

Ius Soli Temperato

Questa proposta lega la nascita sul territorio ad alcuni requisiti riguardanti i genitori. Ad esempio, un bambino nato in Italia potrebbe acquisire la cittadinanza se almeno uno dei genitori stranieri possiede un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. L’obiettivo è garantire la cittadinanza a figli di immigrati stabilmente residenti e integrati nel tessuto sociale.

Ius Culturae

Lo ius culturae, o “diritto della cultura”, lega l’acquisizione della cittadinanza al percorso scolastico. Secondo questa proposta, un minore straniero nato in Italia o arrivato in tenera età potrebbe diventare cittadino dopo aver completato con successo un ciclo di studi di almeno cinque anni nel sistema di istruzione italiano. Questo criterio valorizza l’integrazione culturale e formativa come elemento fondante della cittadinanza.

Nonostante i numerosi disegni di legge presentati nel corso degli anni, nessuna di queste riforme è stata finora approvata dal Parlamento, lasciando in vigore l’impianto della legge del 1992.

Cosa significa per i consumatori e le famiglie

La normativa attuale ha implicazioni concrete per le famiglie straniere residenti in Italia. Un bambino nato e cresciuto nel nostro Paese, che frequenta le scuole italiane e parla correntemente la lingua, rimane legalmente straniero fino alla maggiore età. Questo può comportare limitazioni nell’accesso a determinate opportunità, come la partecipazione a concorsi pubblici o a competizioni sportive nazionali, e crea un senso di incertezza sul proprio futuro.

La procedura per ottenere la cittadinanza a 18 anni richiede una dichiarazione di volontà da parte dell’interessato entro un anno dal compimento della maggiore età e la dimostrazione di una residenza ininterrotta. Eventuali interruzioni, anche per brevi periodi, possono compromettere l’esito della richiesta, generando complessità burocratiche per giovani che si sentono a tutti gli effetti italiani.

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Di admin