Con l’avvio della cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, il settore della giustizia si è trovato di fronte a una sfida complessa: ripartire garantendo la sicurezza di tutti gli operatori. In questo contesto, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) ha espresso forti preoccupazioni riguardo alle misure adottate, sottolineando la necessità di un approccio che non paralizzasse ulteriormente un servizio pubblico essenziale per i cittadini e per il Paese.

Le critiche al modello di ripartenza

La principale critica mossa dall’AIGA riguardava la decisione di prorogare il periodo di emergenza per gli uffici giudiziari fino al 31 luglio 2020. Secondo l’associazione, questa scelta rischiava di tradursi in una sostanziale paralisi dell’attività giurisdizionale fino a dopo la pausa estiva, con gravi conseguenze per la tutela dei diritti dei cittadini.

Un altro punto di forte perplessità era la scelta di delegare ai singoli capi degli uffici giudiziari l’organizzazione della ripartenza. Questo approccio, secondo i giovani avvocati, avrebbe generato una frammentazione delle procedure, con regole diverse da tribunale a tribunale. L’AIGA chiedeva invece al Governo di adottare misure chiare, omogenee e valide su tutto il territorio nazionale, per evitare discrezionalità e garantire uniformità di trattamento.

L’impatto economico e operativo sulla professione

La prolungata sospensione delle attività rappresentava una minaccia concreta non solo per l’efficienza del sistema giudiziario, ma anche per la sostenibilità economica della professione forense. Gli avvocati, come molti altri professionisti, hanno subito le conseguenze economiche delle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria. Per questo motivo, l’AIGA ha evidenziato l’urgenza di riprendere le udienze, considerate il cuore dell’attività processuale, pur nel pieno rispetto di tutte le misure di sicurezza necessarie a contrastare la diffusione del virus.

La giustizia, in quanto servizio pubblico essenziale, non poteva essere considerata un settore da far ripartire per ultimo. La richiesta era quella di un piano organico che consentisse agli avvocati di tornare a svolgere pienamente il loro ruolo, imprescindibile per il corretto funzionamento del sistema.

Le proposte per il processo civile e penale

Per superare l’impasse, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati ha avanzato una serie di proposte concrete, differenziate per il settore civile e penale, con l’obiettivo di conciliare sicurezza e operatività.

Proposte per il processo civile

Nel settore civile, le proposte miravano a valorizzare gli strumenti digitali e la flessibilità procedurale. In particolare, si chiedeva di:

  • Consentire la trattazione scritta in tutti i procedimenti in cui vi fosse l’accordo delle parti, con modalità uniformi a livello nazionale.
  • Rendere obbligatoria la trattazione scritta per alcune udienze specifiche, come quelle di precisazione delle conclusioni o di richiesta di rinvio.
  • Incentivare lo svolgimento delle udienze da remoto per le altre casistiche, escludendo però quelle che prevedono l’ascolto di testimoni, per le quali la presenza fisica è ritenuta fondamentale.

Proposte per il processo penale

Per il processo penale, le cui garanzie sono particolarmente delicate, l’approccio proposto era più cauto. Pur apprezzando la scelta di escludere dalle udienze a distanza i momenti cruciali come la discussione finale e l’esame dei testimoni, l’AIGA suggeriva di:

  • Prevedere un provvedimento nazionale uniforme per celebrare in sicurezza le udienze che non richiedono la presenza di soggetti diversi da imputato, difensore, giudice, cancelliere e pubblico ministero.
  • Limitare il ricorso alle udienze da remoto solo ai casi in cui non fosse possibile garantire la sicurezza sanitaria in aula e per attività processuali specifiche e non complesse.
  • Tra le attività possibili da remoto, venivano indicate le prime udienze senza eccezioni preliminari, le istanze per la messa alla prova o le richieste di patteggiamento già concordate.

La posizione dei giovani avvocati mirava a un equilibrio tra la tutela della salute pubblica e la garanzia del diritto fondamentale alla giustizia, evitando che l’emergenza si trasformasse in un blocco indefinito del sistema.

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Di admin