Durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria da Covid-19, nella primavera del 2020, anche il sistema giudiziario ha dovuto adeguare le proprie modalità operative per contemperare la tutela della salute pubblica con la continuità dei servizi essenziali. In questo contesto, la Corte di Cassazione ha adottato una serie di provvedimenti per regolamentare l’accesso ai propri uffici, prorogando le misure restrittive inizialmente introdotte.
Proroga delle misure fino a maggio 2020
Con un provvedimento del 14 aprile 2020, la Suprema Corte ha esteso fino all’11 maggio 2020 l’efficacia delle disposizioni organizzative già definite il 25 marzo dello stesso anno. Questa decisione mirava a gestire i flussi di accesso agli uffici giudiziari in un periodo di massima allerta sanitaria, limitando le occasioni di contatto e assembramento per avvocati, personale e cittadini.
Modalità di accesso ai servizi per gli utenti
Le misure adottate dalla Cassazione definivano regole precise per chiunque avesse la necessità di recarsi presso gli uffici. L’obiettivo era garantire l’operatività per le attività urgenti e indifferibili, minimizzando al contempo i rischi per la salute. Le principali disposizioni avevano un impatto diretto sull’operatività di avvocati e cittadini.
Regole operative durante l’emergenza
Per comprendere l’impatto pratico di tali decisioni, è utile riepilogare le principali regole in vigore in quel periodo:
- Ritiro dei fascicoli di parte: A partire dal 27 aprile 2020, è stata introdotta la possibilità di ritirare i fascicoli di parte necessari per la riassunzione di una causa davanti al giudice del rinvio. Questa operazione era consentita esclusivamente su prenotazione, per evitare code e attese.
- Accesso contingentato: L’ingresso alle cancellerie civili e penali, così come all’archivio centrale civile e all’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP), era limitato a un solo utente per volta.
- Distanziamento interpersonale: All’interno dei locali, era obbligatorio mantenere una distanza minima di sicurezza di almeno un metro tra le persone.
- Chiusure programmate: Il provvedimento ha inoltre disposto la chiusura completa degli uffici al pubblico in alcune giornate specifiche, come i sabati del 18 aprile, 2 e 9 maggio 2020.
Cosa significava per i cittadini e gli avvocati
Queste misure, sebbene necessarie per ragioni sanitarie, hanno rappresentato una sfida significativa per l’esercizio della giustizia. Per i cittadini e i loro legali, l’accesso limitato e su prenotazione ha comportato la necessità di pianificare con largo anticipo ogni attività e ha rallentato alcune procedure. La digitalizzazione dei processi, ancora non pienamente diffusa, rendeva l’accesso fisico ai fascicoli un passaggio spesso inevitabile. Le disposizioni della Cassazione rappresentano un esempio di come le istituzioni abbiano cercato di bilanciare il diritto alla difesa e alla giustizia con l’emergenza sanitaria nazionale, un equilibrio complesso che ha caratterizzato l’intero sistema Paese in quel periodo storico.
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