Nella primavera del 2020, dopo settimane di lockdown totale per contenere la pandemia di COVID-19, l’Italia si preparava a entrare nella cosiddetta “Fase 2”. Questo termine indicava un periodo di transizione, caratterizzato da una graduale riapertura delle attività e da una cauta ripresa della mobilità dei cittadini. Tra le varie proposte discusse per gestire questa delicata fase, una delle più dibattute fu quella di scaglionare le uscite in base all’età, un’idea nata per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.
L’ipotesi delle uscite differenziate per fasce d’età
L’idea di organizzare le uscite scaglionate per età si basava su un principio di precauzione. L’obiettivo era limitare le occasioni di contagio per gli anziani, considerati più a rischio di sviluppare forme gravi della malattia. Secondo le ipotesi che circolavano nell’aprile 2020, si pensava di consentire la circolazione in orari diversi a giovani, adulti e persone con più di 70 anni. In questo scenario, gli anziani sarebbero stati gli ultimi a poter riprendere una piena mobilità, per tutelarne al massimo la salute.
Questa proposta, sebbene motivata da una giusta preoccupazione sanitaria, sollevò un acceso dibattito pubblico. Le critiche si concentrarono su diversi aspetti:
- Discriminazione anagrafica: Molti videro nella misura un’ingiusta limitazione della libertà personale basata esclusivamente sull’età.
- Difficoltà di applicazione: Controllare il rispetto di fasce orarie per milioni di persone sarebbe stato estremamente complesso per le forze dell’ordine.
- Esigenze familiari: La misura non teneva conto delle necessità di molte famiglie in cui gli anziani svolgono un ruolo attivo, ad esempio come supporto per i nipoti.
Alla fine, questa specifica proposta non trovò attuazione a livello nazionale nel decreto che diede avvio alla Fase 2.
Le misure reali della Fase 2 dal 4 maggio 2020
Il governo scelse un approccio diverso, basato sulla responsabilità individuale e su regole generali valide per tutta la popolazione, pur mantenendo una forte raccomandazione di cautela per gli anziani e le persone fragili. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che entrò in vigore il 4 maggio 2020 delineò un quadro preciso di riaperture e limitazioni.
Le principali novità introdotte furono:
- Spostamenti: Era consentito muoversi all’interno della propria regione per motivi di lavoro, salute, necessità assoluta e per fare visita ai “congiunti” (parenti e affetti stabili).
- Autocertificazione: Per giustificare gli spostamenti, restava necessario l’utilizzo del modulo di autocertificazione.
- Distanziamento e mascherine: Fu confermato l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza interpersonale e di indossare la mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, come negozi e mezzi di trasporto.
- Attività all’aperto: Riaprirono parchi e giardini pubblici, ma con il divieto di assembramenti. Era permessa l’attività sportiva individuale, anche lontano dalla propria abitazione.
- Attività produttive: Molte aziende del settore manifatturiero e delle costruzioni poterono riprendere la produzione, seguendo rigidi protocolli di sicurezza.
La gestione della sicurezza e il tracciamento
Invece di un sistema basato sull’età, la strategia per la Fase 2 si concentrò sul mantenimento di comportamenti prudenti e sull’introduzione di strumenti di monitoraggio. L’autocertificazione continuò a essere lo strumento principale per il controllo degli spostamenti non essenziali. Parallelamente, si lavorava allo sviluppo di un’applicazione di tracciamento dei contatti, che sarebbe poi diventata l’app “Immuni”.
L’obiettivo dell’app era quello di mappare in modo anonimo i contatti stretti tra le persone e di avvisare gli utenti in caso di esposizione a un soggetto risultato positivo al virus. Questo strumento tecnologico era visto come un complemento essenziale alle regole di distanziamento sociale per prevenire nuove ondate di contagi durante la fase di convivenza con il virus.
La Fase 2 rappresentò quindi un delicato equilibrio tra la necessità di far ripartire l’economia e la vita sociale e l’imperativo di non vanificare i sacrifici fatti durante il lockdown. La scelta di non procedere con le uscite scaglionate per età fu il risultato di una complessa valutazione tra protezione sanitaria e diritti individuali.
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