L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha imposto, a partire dal 2020, una profonda riorganizzazione della vita sociale e familiare, sollevando questioni complesse anche nell’ambito del diritto di famiglia. Una delle sfide più delicate ha riguardato la gestione degli incontri tra genitori e figli in contesti di separazione conflittuale, in particolare quelli che per disposizione del giudice devono avvenire in “spazio neutro”. Una normativa specifica, introdotta in quel periodo, ha autorizzato temporaneamente lo svolgimento di questi incontri tramite videochiamata, offrendo un esempio di come il sistema possa adattarsi per tutelare il diritto alla bigenitorialità anche in circostanze eccezionali.
Cosa sono gli incontri in spazio neutro
Gli incontri in “spazio neutro” rappresentano una modalità di visita protetta disposta dal tribunale quando la relazione tra un genitore e un figlio è interrotta, difficile o potenzialmente pregiudizievole per il minore. Questi incontri si svolgono in un ambiente appositamente strutturato e alla presenza di operatori specializzati, come assistenti sociali o psicologi, con l’obiettivo di garantire la serenità e la sicurezza del bambino. Il giudice può disporre questa misura in situazioni di elevata conflittualità tra i genitori, in casi di presunta o accertata violenza, o quando è necessario un percorso graduale di riavvicinamento tra genitore e figlio dopo un lungo periodo di assenza.
Il ruolo degli operatori specializzati
Durante gli incontri protetti, il personale qualificato ha il compito di osservare le dinamiche relazionali, sostenere una comunicazione positiva e intervenire in caso di difficoltà. L’operatore non si sostituisce al genitore, ma agisce come un facilitatore della relazione, con il fine ultimo di aiutare la famiglia a raggiungere un’autonomia gestionale degli incontri. Al termine del percorso, gli operatori redigono una relazione per il giudice, che la utilizzerà per valutare l’evoluzione della situazione e assumere le decisioni future nell’esclusivo interesse del minore.
La soluzione della videochiamata durante l’emergenza
Durante il lockdown del 2020, le restrizioni agli spostamenti hanno reso di fatto impossibile svolgere gli incontri in spazio neutro secondo le modalità tradizionali. Per evitare di interrompere completamente i contatti tra genitori e figli, un emendamento al cosiddetto Decreto “Cura Italia” ha introdotto una soluzione temporanea. La norma ha stabilito che, per un periodo limitato, gli incontri protetti fossero sostituiti da collegamenti da remoto, come le videochiamate. Questa modalità prevedeva la partecipazione simultanea del genitore, del figlio e dell’operatore specializzato, cercando di replicare a distanza la funzione di supervisione e supporto tipica dello spazio neutro. Qualora il collegamento da remoto non fosse stato tecnicamente possibile, gli incontri venivano sospesi.
Tutele e indicazioni pratiche per i genitori
Sebbene la normativa emergenziale non sia più in vigore, l’esperienza ha evidenziato la flessibilità degli strumenti a tutela del rapporto genitori-figli. Oggi, la gestione degli incontri protetti è tornata alle modalità ordinarie, ma è fondamentale che i genitori coinvolti siano consapevoli dei loro diritti e doveri. Ecco alcuni punti chiave:
- Il provvedimento del giudice: Gli incontri in spazio neutro sono sempre disposti da un’autorità giudiziaria, che ne stabilisce la necessità, la frequenza e gli obiettivi.
- Il progetto degli assistenti sociali: I servizi sociali incaricati elaborano un progetto personalizzato che definisce le regole degli incontri, gli orari e le finalità del percorso.
- Collaborazione attiva: La buona riuscita del percorso dipende in gran parte dalla collaborazione del genitore, che deve mostrarsi disponibile a seguire le indicazioni degli operatori e a lavorare sulle proprie competenze genitoriali.
- Diritto all’informazione: I genitori hanno il diritto di essere informati sull’andamento del percorso e di conoscere i contenuti delle relazioni trasmesse al giudice, nel rispetto delle procedure previste.
Affrontare un percorso di visite protette può essere emotivamente impegnativo. È essenziale comprendere che l’obiettivo non è punitivo, ma mira a ricostruire o consolidare un legame affettivo sano per il benessere psicofisico del bambino.
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