Le discussioni su un “Bonus figli” nel cosiddetto “decreto aprile” del 2020 hanno segnato un momento cruciale per le politiche di sostegno alle famiglie in Italia. Nate in piena emergenza sanitaria, quelle proposte temporanee hanno accelerato un percorso di riforma che ha portato a un sistema di aiuti più stabile e strutturato. Oggi, il panorama degli aiuti è profondamente cambiato, con l’introduzione dell’Assegno Unico e Universale come pilastro centrale.
Le misure di sostegno durante l’emergenza
Durante la prima fase della pandemia, il Governo ha introdotto una serie di misure economiche straordinarie per supportare le famiglie con figli. Tra queste figuravano bonus una tantum, voucher per servizi di baby-sitting e congedi parentali speciali. Questi interventi, sebbene fondamentali per affrontare la crisi immediata, erano frammentari e legati a una situazione di emergenza. La necessità di superare questa logica ha spinto verso una soluzione definitiva per riordinare e semplificare gli aiuti economici destinati ai nuclei familiari.
Dall’emergenza alla riforma: l’Assegno Unico e Universale
L’esperienza dei bonus emergenziali ha fatto da apripista alla più grande riforma delle politiche familiari degli ultimi decenni: l’Assegno Unico e Universale (AUU). Entrato in vigore a pieno regime da marzo 2022, questo strumento ha l’obiettivo di fornire un sostegno economico continuativo a tutte le famiglie con figli a carico, razionalizzando e sostituendo numerose misure preesistenti. L’assegno è definito “unico” perché unifica diversi aiuti in una sola erogazione mensile e “universale” perché spetta a tutte le famiglie, indipendentemente dalla condizione lavorativa dei genitori.
Come funziona l’Assegno Unico oggi
L’Assegno Unico è un beneficio economico erogato mensilmente dall’INPS alle famiglie per ogni figlio a carico. La sua struttura è pensata per essere inclusiva e progressiva.
A chi spetta
Il diritto all’assegno è riconosciuto per ogni figlio a carico, a partire dal settimo mese di gravidanza e fino al compimento dei 21 anni di età. Per i figli maggiorenni (dai 18 ai 21 anni), l’erogazione è vincolata al rispetto di specifiche condizioni, come la frequenza di un corso di studi, lo svolgimento di un tirocinio o un’attività lavorativa con reddito limitato. Non esistono limiti di età, invece, per i figli con disabilità.
Calcolo dell’importo
L’importo dell’assegno varia in base a due fattori principali:
- L’indicatore ISEE del nucleo familiare: più basso è l’ISEE, maggiore sarà l’importo dell’assegno.
- La composizione del nucleo familiare: sono previste maggiorazioni per famiglie numerose (dal terzo figlio in poi), per figli con disabilità, per madri di età inferiore a 21 anni e per nuclei con entrambi i genitori lavoratori.
Anche le famiglie che non presentano l’ISEE o che superano la soglia massima prevista hanno diritto all’assegno, ma riceveranno l’importo minimo stabilito dalla legge.
Cosa devono fare i consumatori per richiederlo
Ottenere l’Assegno Unico richiede un’azione diretta da parte del cittadino. La procedura da seguire è chiara e può essere riassunta nei seguenti passaggi:
- Richiedere l’ISEE aggiornato: Il primo passo è ottenere l’attestazione ISEE in corso di validità. Questo documento è fondamentale per calcolare l’importo corretto dell’assegno. Può essere richiesto tramite un CAF, un patronato o direttamente sul sito dell’INPS.
- Presentare la domanda all’INPS: La domanda per l’Assegno Unico deve essere inviata telematicamente all’INPS. È possibile farlo autonomamente tramite il portale dell’istituto (accedendo con SPID, CIE o CNS) oppure rivolgendosi a un patronato.
- Controllare i dati: È essenziale verificare la correttezza di tutti i dati inseriti, in particolare il codice IBAN su cui verrà accreditato l’importo mensile.
La domanda va presentata una sola volta e, salvo variazioni nel nucleo familiare, viene automaticamente rinnovata dall’INPS per gli anni successivi, a condizione che venga presentato un ISEE aggiornato ogni anno.
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