Ricevere una multa per essere passati con il semaforo rosso è una situazione comune, soprattutto con la diffusione di dispositivi di rilevamento automatico come i Photored. Tuttavia, la validità di questi verbali è strettamente legata a un elemento fondamentale: la prova fotografica. Senza le foto che documentano l’infrazione, la sanzione può essere contestata e annullata, come confermato da diverse sentenze.
Il ruolo della documentazione fotografica
I sistemi di rilevamento automatico delle infrazioni semaforiche, come il Photored, funzionano scattando una sequenza di fotografie nel momento in cui un veicolo attraversa l’incrocio nonostante il segnale rosso. Questa documentazione non è un semplice accessorio, ma costituisce la prova principale su cui si fonda l’accertamento. Per essere valida, la sequenza fotografica deve dimostrare in modo inequivocabile:
- Il veicolo mentre si avvicina alla linea di arresto con la lanterna semaforica rossa accesa.
- Il veicolo che ha superato la linea di arresto e si trova all’interno dell’area di intersezione, sempre con il semaforo rosso.
- La targa del veicolo, che deve essere chiaramente leggibile per consentire l’identificazione del proprietario.
L’assenza di questa documentazione o la sua incompletezza impedisce al cittadino di verificare la correttezza dell’addebito e al giudice, in caso di ricorso, di valutare la legittimità dell’operato della Pubblica Amministrazione.
Cosa stabilisce la giurisprudenza
Il principio secondo cui la multa è nulla senza foto è stato ribadito più volte in ambito legale. Una sentenza significativa in materia è la n. 438/2020 del Giudice di Pace di Firenze, che ha annullato un verbale proprio per la mancata produzione dei fotogrammi da parte dell’ente accertatore. Secondo il giudice, quando l’accertamento avviene tramite strumenti che operano in modo completamente automatico, senza la presenza di agenti, la documentazione fotografica è un requisito indispensabile per la validità della sanzione.
Questo orientamento non è isolato, ma si basa su principi consolidati dalla Corte di Cassazione. La logica è chiara: l’onere della prova spetta all’amministrazione che emette la multa. Se questa non è in grado di fornire le prove concrete dell’infrazione, il verbale non può essere considerato valido e l’opposizione del cittadino deve essere accolta.
Come tutelarsi e contestare la multa
Se hai ricevuto un verbale per passaggio con il semaforo rosso rilevato da un dispositivo automatico, la prima cosa da fare è verificare la disponibilità delle prove fotografiche. Il verbale stesso dovrebbe indicare le modalità per visionare i fotogrammi, solitamente tramite un portale online del comune o del corpo di polizia che ha emesso la sanzione.
Cosa fare se le foto mancano o non sono chiare:
- Non pagare la multa: Il pagamento della sanzione equivale a un’ammissione di colpa e preclude la possibilità di presentare ricorso.
- Valuta il ricorso: Se le foto non sono disponibili, non sono chiare o non dimostrano in modo certo l’infrazione, ci sono ottime probabilità di ottenere l’annullamento del verbale.
- Presenta opposizione: È possibile contestare la multa entro 60 giorni dalla notifica presentando ricorso al Prefetto, oppure entro 30 giorni rivolgendosi al Giudice di Pace competente per territorio.
Nel ricorso, uno dei motivi principali da eccepire sarà proprio la mancata o insufficiente prova fotografica, che lede il diritto di difesa del cittadino. Sarà poi l’amministrazione a dover produrre in giudizio le immagini valide a sostegno della propria pretesa.
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