Il Decreto Legge n. 18/2020, noto come “Decreto Cura Italia”, è stato uno dei principali provvedimenti normativi emanati per fronteggiare l’emergenza sanitaria ed economica del 2020. Tra le numerose misure, l’articolo 67 ha introdotto una duplice novità in materia fiscale: da un lato una sospensione temporanea delle attività di accertamento e riscossione per i cittadini, dall’altro una significativa estensione dei termini a disposizione dell’amministrazione finanziaria per effettuare i controlli.
Sospensione per i cittadini, proroga per il Fisco
La norma mirava a offrire una tregua ai contribuenti in un momento di grande difficoltà. Nello specifico, ha sospeso dall’8 marzo al 31 maggio 2020 tutte le attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso da parte degli enti impositori, come l’Agenzia delle Entrate e gli enti locali. L’obiettivo era alleggerire la pressione fiscale su famiglie e imprese durante la fase più acuta della pandemia.
Tuttavia, lo stesso articolo ha previsto un meccanismo di bilanciamento a favore dell’amministrazione finanziaria. Per evitare che la sospensione riducesse il tempo a disposizione per le verifiche, è stata introdotta una proroga dei termini di prescrizione e decadenza per le attività di controllo fiscale.
Come funziona l’estensione dei termini di accertamento
La proroga non è stata di durata pari alla sospensione, ma molto più lunga. La norma ha infatti stabilito che, in deroga allo Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212/2000), i termini di prescrizione e decadenza per l’attività di accertamento fiscale fossero estesi di due anni. Tecnicamente, il decreto ha richiamato l’articolo 12 del decreto legislativo n. 0766036164, che disciplina proprio la proroga dei termini in caso di eventi eccezionali.
Questo significa che il periodo entro cui il Fisco può notificare un avviso di accertamento per un determinato anno d’imposta è stato allungato di 24 mesi. La deroga allo Statuto del contribuente è un punto rilevante, poiché questo testo fondamentale stabilisce che i termini di prescrizione e decadenza non possano essere prorogati, a garanzia della certezza dei rapporti giuridici.
Quali sono le conseguenze pratiche per i contribuenti?
Questa estensione ha avuto un impatto diretto e significativo sui cittadini, prolungando il periodo di incertezza sulla loro posizione fiscale. Sebbene la sospensione delle attività fiscali sia stata un sollievo a breve termine, la proroga biennale ha creato uno svantaggio a lungo termine.
Le principali conseguenze per i contribuenti sono state:
- Maggiore incertezza: I cittadini sono rimasti esposti a possibili controlli e accertamenti fiscali per un periodo di tempo molto più esteso rispetto ai termini ordinari.
- Obbligo di conservazione dei documenti: La necessità di conservare la documentazione fiscale (fatture, ricevute, dichiarazioni) si è allungata di conseguenza, aumentando l’onere di gestione per privati e imprese.
- Rischio di contestazioni tardive: Ricevere un avviso di accertamento a molti anni di distanza dal periodo d’imposta di riferimento può rendere più complessa la difesa, a causa della difficoltà di reperire prove e ricordare i dettagli delle operazioni.
Una misura controversa e le critiche di sproporzione
La norma ha sollevato fin da subito perplessità e critiche da parte di associazioni di categoria e professionisti del settore. In particolare, è stata evidenziata la palese sproporzione tra la breve sospensione concessa ai contribuenti (meno di tre mesi) e la lunga proroga di due anni a favore dell’amministrazione finanziaria.
Questa disparità di trattamento è stata vista come una compressione dei diritti del contribuente e una violazione del principio di equità nel rapporto tra cittadino e Stato. Se l’intento era quello di non penalizzare l’attività di controllo del Fisco a causa della sospensione, una proroga di pari durata sarebbe stata considerata più ragionevole e proporzionata.
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