La chiusura forzata di asili nido e scuole dell’infanzia a seguito di emergenze, come quella sanitaria legata al Coronavirus, ha sollevato un problema concreto per molte famiglie: la richiesta di pagamento delle rette mensili anche a fronte della sospensione del servizio. La questione non è banale e tocca i diritti fondamentali dei consumatori, basandosi su principi chiari del nostro ordinamento giuridico. Se il servizio non viene erogato per una causa non imputabile a nessuna delle parti, il genitore è ancora obbligato a pagare?

Il principio giuridico: l’impossibilità della prestazione

Il rapporto tra la famiglia e l’asilo nido privato è regolato da un contratto. Come in ogni contratto a prestazioni corrispettive, a un servizio offerto corrisponde un pagamento. Quando un evento esterno, imprevedibile e inevitabile (definito “causa di forza maggiore”) impedisce alla struttura di fornire il servizio educativo e di custodia, si verifica una situazione di “impossibilità sopravvenuta della prestazione”, regolata dall’articolo 1256 del Codice Civile.

Questo articolo stabilisce che l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore (in questo caso, l’asilo), la prestazione diventa impossibile. In parole semplici: se l’asilo non può, per legge, accogliere i bambini, non può nemmeno pretendere il pagamento della retta corrispondente a quel periodo. Il genitore, a sua volta, è liberato dall’obbligo di pagamento perché viene a mancare la controprestazione, ovvero il servizio per cui paga.

Cosa controllare nel contratto di iscrizione

Prima di sospendere i pagamenti o richiedere un rimborso, è fondamentale esaminare attentamente il contratto di iscrizione firmato con la struttura privata. Questo documento regola i termini del servizio e potrebbe contenere clausole specifiche relative a interruzioni o sospensioni.

È importante verificare la presenza di eventuali clausole che disciplinano le ipotesi di chiusura per forza maggiore. Alcuni contratti potrebbero prevedere il pagamento di una quota ridotta per coprire i costi fissi della struttura, ma una clausola che imponesse il pagamento dell’intera retta a fronte di un servizio non erogato per un lungo periodo potrebbe essere considerata vessatoria e quindi nulla. Il consumatore deve prestare attenzione a ciò che ha firmato, poiché il contratto è il primo punto di riferimento per stabilire diritti e doveri reciproci.

Come tutelarsi: i passi da seguire per i genitori

Se un asilo nido privato richiede il pagamento della retta per un periodo di chiusura imposta, i genitori hanno a disposizione diversi strumenti per far valere i propri diritti. È consigliabile procedere in modo strutturato per evitare malintesi e proteggere la propria posizione.

Ecco una serie di azioni consigliate:

  • Dialogo con la struttura: Il primo passo è sempre cercare un confronto con la direzione dell’asilo. Spesso è possibile trovare soluzioni condivise, come la conversione delle rette non dovute in voucher per servizi futuri, sconti sulle rette successive alla riapertura o un accordo per il pagamento di una quota minima a copertura dei costi amministrativi.
  • Comunicazione formale: Se il dialogo non porta a una soluzione, è necessario inviare una comunicazione scritta formale. Una lettera raccomandata con avviso di ricevimento o una Posta Elettronica Certificata (PEC) sono gli strumenti più indicati. In questa comunicazione, si deve contestare la richiesta di pagamento, facendo riferimento alla sospensione del servizio per causa di forza maggiore e all’impossibilità della prestazione ai sensi dell’art. 1256 del Codice Civile.
  • Sospensione del pagamento: A seguito della comunicazione formale, il genitore può legittimamente sospendere il pagamento della retta per il periodo in cui il servizio non è stato fornito.
  • Distinzione tra retta e quota di iscrizione: È importante distinguere la retta mensile dalla quota di iscrizione annuale. Mentre la retta è il corrispettivo per il servizio mensile, la quota di iscrizione copre generalmente i costi amministrativi e di segreteria per l’intero anno. Per questo motivo, la quota di iscrizione potrebbe non essere rimborsabile, a differenza delle rette mensili.

In conclusione, il principio generale è chiaro: nessun servizio, nessun pagamento. I genitori hanno solide basi legali per opporsi alla richiesta di pagamento delle rette durante i periodi di chiusura forzata degli asili, tutelando così i loro diritti di consumatori.

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Di admin