L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha generato una profonda crisi economica, mettendo in difficoltà numerose famiglie e, in particolare, i genitori separati o divorziati tenuti a versare l’assegno di mantenimento per i figli o per l’ex coniuge. Una drastica e imprevista riduzione del reddito può rendere impossibile far fronte a questo obbligo, ma è fondamentale sapere come agire correttamente per non incorrere in gravi conseguenze legali.

L’obbligo di versare l’assegno non si sospende automaticamente

Il primo punto da chiarire è che le difficoltà economiche, anche se gravi e improvvise come quelle causate da un lockdown, non sospendono né annullano automaticamente l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento. Tale obbligo deriva da un provvedimento del giudice e non può essere modificato o interrotto in modo unilaterale. Smettere di pagare senza un nuovo accordo formale o una nuova decisione del tribunale espone a seri rischi.

Le conseguenze del mancato pagamento possono essere sia civili che penali:

  • Azioni civili: Il beneficiario dell’assegno può avviare procedure esecutive per il recupero forzato del credito, come il pignoramento dello stipendio, del conto corrente o di altri beni.
  • Sanzioni penali: Il mancato versamento dell’assegno di mantenimento configura il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, previsto dall’articolo 570 bis del Codice Penale.

Pertanto, ignorare il problema o decidere autonomamente di ridurre o sospendere il versamento è la scelta più rischiosa.

Quando è possibile chiedere una riduzione dell’assegno

Una significativa riduzione del reddito, se involontaria, imprevedibile e sopravvenuta, può costituire un giustificato motivo per chiedere una modifica delle condizioni di separazione o divorzio. La crisi economica scatenata dalla pandemia, con la chiusura forzata di attività e la perdita di posti di lavoro, rientra pienamente in queste casistiche. Giuridicamente, si può parlare di un’impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore.

Per ottenere una revisione dell’importo, è necessario dimostrare che la propria situazione economica è peggiorata in modo sostanziale e duraturo rispetto al momento in cui l’assegno era stato stabilito dal giudice.

Come agire per modificare l’importo del mantenimento

Esistono diverse strade per gestire la situazione in modo legale e costruttivo, evitando contenziosi e sanzioni. La soluzione migliore dipende dal livello di collaborazione tra gli ex coniugi.

1. Dialogo e accordo amichevole

La via più rapida ed efficace è quella del dialogo. È consigliabile comunicare tempestivamente all’ex partner le proprie difficoltà, fornendo prove concrete della riduzione del reddito (ad esempio, la chiusura dell’attività, la lettera di licenziamento, la documentazione relativa alla cassa integrazione). Se si raggiunge un’intesa, anche temporanea, è fondamentale formalizzarla per iscritto con l’assistenza di avvocati per renderla legalmente vincolante.

2. Negoziazione assistita

Se il dialogo diretto non è sufficiente, si può ricorrere alla negoziazione assistita. Si tratta di una procedura stragiudiziale in cui le parti, con l’aiuto dei rispettivi legali, cercano di trovare un accordo per modificare le condizioni di separazione o divorzio. L’accordo raggiunto ha la stessa efficacia di un provvedimento del giudice e permette di risolvere la questione in tempi più brevi e con costi inferiori rispetto a una causa in tribunale.

3. Ricorso al Tribunale

Qualora non sia possibile raggiungere alcun tipo di accordo, l’unica soluzione è presentare un ricorso in Tribunale per la modifica delle condizioni economiche. Sarà necessario depositare tutta la documentazione che attesta il peggioramento della propria situazione reddituale e patrimoniale. Il giudice valuterà le nuove circostanze e potrà disporre una riduzione o, in casi estremi, una sospensione temporanea dell’assegno.

Tutele per chi riceve l’assegno

Anche chi riceve l’assegno si trova in una posizione di grande vulnerabilità quando i versamenti vengono a mancare. È importante ricordare che l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli grava su entrambi i genitori. Se uno dei due non può adempiere per comprovate difficoltà economiche, l’altro è tenuto a provvedere con le proprie risorse, se sufficienti. Solo in via sussidiaria, e qualora entrambi i genitori non abbiano i mezzi per sostenere i figli, la legge prevede che si possa chiedere un contributo agli ascendenti più prossimi, ovvero i nonni (art. 316 bis c.c.).

In conclusione, la crisi economica non deve diventare un pretesto per sottrarsi ai propri doveri, ma una situazione da affrontare con responsabilità, trasparenza e attraverso gli strumenti legali disponibili.

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Di admin