La gestione dei rapporti tra genitori separati e figli è una materia complessa, dove le prassi applicate possono avere un impatto profondo sulla vita dei minori. Situazioni di emergenza, come la crisi sanitaria del 2020, hanno agito da lente d’ingrandimento, mettendo in luce le fragilità di alcuni modelli organizzativi consolidati, in particolare per quanto riguarda il cosiddetto “diritto di visita”. Questo contesto ha riacceso il dibattito su quale sia l’approccio più equilibrato per garantire il diritto del bambino alla bigenitorialità.

Il modello tradizionale del “diritto di visita”

Nella prassi di molte separazioni, si tende a identificare un “genitore collocatario”, presso cui il figlio vive prevalentemente, e un “genitore non collocatario”. A quest’ultimo viene riconosciuto un diritto di visita spesso frammentato: qualche pomeriggio infrasettimanale e weekend alternati. Questo schema, sebbene diffuso, presenta diverse criticità:

  • Frequenti spostamenti: Il bambino è costretto a muoversi più volte durante la settimana tra le due abitazioni, con un impatto significativo sulla sua routine e stabilità.
  • Ruoli genitoriali sbilanciati: Il genitore non collocatario rischia di essere percepito come una figura dedicata principalmente al tempo libero, mentre il genitore collocatario si fa carico della gestione quotidiana (scuola, compiti, salute).
  • Logistica complessa: L’organizzazione di visite brevi e spezzettate può generare stress e tensioni logistiche, sia per i genitori che per i figli.

Paradossalmente, l’accusa di trasformare i figli in “pacchi postali” viene spesso mossa contro modelli di frequentazione più paritetici, quando invece sono proprio i continui e brevi spostamenti del diritto di visita tradizionale a generare un effetto “ping-pong” tra le due case.

L’affidamento condiviso e l’alternanza settimanale

La legge italiana prevede come regime ordinario l’affidamento condiviso, che si fonda sul principio della bigenitorialità: il diritto del minore a mantenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori. Una delle applicazioni pratiche di questo principio è il modello di collocamento a settimane alternate.

Questo approccio prevede che il figlio trascorra periodi di tempo più lunghi e omogenei, come una settimana intera, con ciascun genitore. I vantaggi di un’organizzazione di questo tipo sono evidenti:

  • Maggiore stabilità: Il numero di trasferimenti tra un’abitazione e l’altra si riduce drasticamente, offrendo al bambino una routine più prevedibile e meno caotica.
  • Coinvolgimento paritetico: Entrambi i genitori partecipano attivamente a tutti gli aspetti della vita del figlio, dalla scuola agli impegni quotidiani, superando la distinzione tra genitore “di cura” e genitore “del weekend”.
  • Continuità affettiva: Il bambino ha l’opportunità di vivere la quotidianità con entrambi i genitori in modo pieno, rafforzando il legame e sentendosi a casa in entrambe le abitazioni.

L’emergenza come test di resilienza

Durante i periodi di restrizione agli spostamenti, il modello del diritto di visita frammentato ha mostrato tutti i suoi limiti. I continui passaggi da una casa all’altra non solo erano difficili da gestire, ma aumentavano anche i rischi di esposizione al contagio per l’intero nucleo familiare. Al contrario, un sistema a settimane alternate avrebbe garantito il rispetto del diritto alla bigenitorialità con un solo spostamento a settimana, dimostrandosi un modello più resiliente e sicuro in situazioni di crisi.

Cosa possono fare i genitori per tutelare i figli

La scelta del modello di frequentazione non dovrebbe essere una battaglia tra adulti, ma una decisione ponderata basata esclusivamente sul superiore interesse del minore. È fondamentale che i genitori, anche se separati, collaborino per trovare la soluzione più adatta a garantire stabilità e serenità ai propri figli.

Ecco alcuni passi concreti:

  1. Mettere al centro il benessere del bambino: Qualsiasi accordo deve partire dalle esigenze del figlio, considerando la sua età, gli impegni scolastici e le sue relazioni sociali.
  2. Privilegiare il dialogo: Cercare un accordo amichevole, anche con l’aiuto di un mediatore familiare, è sempre la via preferibile per definire un piano genitoriale su misura e flessibile.
  3. Valutare l’alternanza paritetica: Considerare seriamente modelli come le settimane alternate, superando i pregiudizi e valutandone i benefici in termini di stabilità e coinvolgimento genitoriale.
  4. Chiedere una modifica delle condizioni: Se il regime di visita attuale si rivela inadeguato o dannoso per l’equilibrio del figlio, è possibile rivolgersi a un legale per chiedere al tribunale una modifica delle condizioni di separazione o divorzio.

L’obiettivo finale deve essere quello di costruire un ambiente in cui il bambino si senta amato, supportato e libero di mantenere un legame forte e sano con entrambi i rami della sua famiglia.

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Di admin