Con l’insorgere dell’emergenza sanitaria da COVID-19 nel marzo 2020, il settore della giustizia ha dovuto affrontare una sfida senza precedenti: garantire la continuità del servizio tutelando al contempo la salute di operatori e cittadini. In questo contesto, il Decreto Legge n. 18/2020, noto come “Cura Italia”, e le successive circolari del Ministero della Giustizia hanno introdotto una serie di misure straordinarie per riorganizzare le attività, spingendo verso una decisa accelerazione della digitalizzazione.
Riorganizzazione degli Uffici Giudiziari e Sospensione delle Attività
La prima e più immediata necessità è stata quella di ridurre drasticamente la presenza fisica all’interno dei tribunali. Per raggiungere questo obiettivo, le disposizioni emanate nella fase iniziale dell’emergenza hanno stabilito un periodo di sospensione generalizzata delle attività giurisdizionali non urgenti, inizialmente fino al 15 aprile 2020. Questa misura ha comportato il rinvio d’ufficio della maggior parte delle udienze e la sospensione di quasi tutti i termini processuali.
L’accesso agli uffici giudiziari è stato limitato esclusivamente allo svolgimento di attività urgenti e indifferibili. Per gestire i flussi ed evitare assembramenti, sono state implementate diverse strategie operative:
- Limitazione degli orari di apertura: Le cancellerie e gli altri uffici aperti al pubblico hanno ridotto le proprie fasce orarie, arrivando in alcuni casi alla chiusura per i servizi non essenziali.
- Accesso su prenotazione: Per accedere ai servizi rimasti attivi, è diventato necessario prenotare un appuntamento, spesso tramite canali telefonici o telematici.
- Udienze a porte chiuse: Per le attività che non potevano essere rinviate, è stata disposta la celebrazione a porte chiuse di tutte le udienze pubbliche, sia in ambito civile che penale.
- Sviluppo delle udienze da remoto: La normativa ha introdotto e incentivato lo svolgimento di udienze civili e penali attraverso collegamenti audiovisivi a distanza, una novità che ha segnato un punto di svolta per il sistema.
La Spinta Decisiva verso la Digitalizzazione del Processo
L’emergenza sanitaria ha agito come un potente catalizzatore per la transizione digitale del sistema giustizia. Le misure introdotte miravano a sfruttare al massimo gli strumenti telematici per ridurre la necessità di interazioni fisiche e di spostamenti. Questo ha portato a un’estensione significativa delle pratiche legate al Processo Civile Telematico (PCT) e all’introduzione di nuove modalità operative anche nel settore penale.
Le principali innovazioni in questo campo includevano:
- Estensione del deposito telematico: L’obbligo di depositare telematicamente gli atti è stato esteso anche agli atti introduttivi dei giudizi, che in precedenza erano spesso esclusi.
- Pagamento telematico del contributo unificato: È stato reso obbligatorio il versamento del contributo unificato tramite strumenti di pagamento elettronici.
- Notifiche telematiche nel penale: È stata ampliata la possibilità di effettuare comunicazioni e notificazioni di avvisi al difensore tramite posta elettronica certificata (PEC).
- Partecipazione a distanza dei detenuti: È stata incentivata la partecipazione a distanza delle persone detenute alle udienze tramite sistemi di videoconferenza, per evitare i rischi legati ai trasferimenti.
Impatto su Cittadini, Avvocati e Personale Amministrativo
Queste misure, sebbene necessarie, hanno avuto un impatto profondo su tutti gli attori del sistema giustizia. Per i cittadini, la sospensione dei termini e il rinvio delle udienze hanno significato un’inevitabile dilatazione dei tempi dei procedimenti in corso. L’accesso fisico limitato ai tribunali ha reso più complesse attività come il deposito di documenti o la richiesta di informazioni, spostando l’interazione sui canali digitali.
Per gli avvocati, è stato necessario un rapido adattamento a nuove modalità operative, come le udienze da remoto e l’uso esteso degli strumenti telematici. Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha supportato la categoria fornendo schede di analisi e linee guida per interpretare e applicare le nuove e complesse disposizioni.
Anche per il personale amministrativo degli uffici giudiziari le modalità di lavoro sono state stravolte. Il Ministero ha dato precise indicazioni per favorire il lavoro agile (smart working) come modalità ordinaria di prestazione lavorativa. Laddove la presenza in ufficio era indispensabile, sono stati organizzati turni di rotazione per garantire il presidio dei servizi essenziali, limitando al minimo il numero di persone presenti contemporaneamente.
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