In circostanze eccezionali, come l’emergenza sanitaria da COVID-19, lo Stato può intervenire per sospendere i termini relativi a pagamenti e adempimenti fiscali. Un esempio significativo è stato il Decreto Legge n. 18/2020, noto come “Cura Italia”, che ha introdotto una pausa temporanea per molte scadenze, incluse quelle per impugnare le cartelle esattoriali. Sebbene quelle misure non siano più in vigore, capire il loro funzionamento è utile per comprendere come lo Stato protegge i contribuenti in situazioni di crisi.
Come funziona la sospensione dei termini fiscali
Quando viene disposta una sospensione dei termini, le scadenze per pagamenti, adempimenti e azioni legali vengono temporaneamente “congelate”. Questo significa che il tempo smette di scorrere per un determinato periodo. La misura riguarda diversi aspetti del rapporto tra Fisco e contribuente, con un impatto diretto sia sui pagamenti sia sulla possibilità di difendersi.
Generalmente, la sospensione può riguardare:
- Termini di versamento: Le scadenze per pagare cartelle, avvisi di accertamento e altre somme dovute all’Agenzia delle Entrate-Riscossione vengono posticipate.
- Attività di riscossione: Vengono fermate le notifiche di nuove cartelle e gli atti esecutivi come pignoramenti o fermi amministrativi.
- Termini processuali: Viene sospeso il termine per presentare ricorso contro un atto fiscale. Questo è un aspetto cruciale per la tutela dei diritti del contribuente.
Ad esempio, con il decreto del 2020, i versamenti in scadenza tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020 furono sospesi, e i termini per presentare ricorso furono bloccati per un periodo specifico.
L’importanza della sospensione dei termini per i ricorsi
La possibilità di impugnare una cartella esattoriale è legata a una scadenza perentoria, solitamente di 60 giorni dalla notifica. Se il contribuente non agisce entro questo termine, la pretesa del Fisco diventa definitiva e non può più essere contestata nel merito. Perdere questo diritto significa essere obbligati a pagare, anche se l’importo richiesto fosse illegittimo.
La sospensione dei termini processuali in periodi di emergenza è una misura di salvaguardia fondamentale. Impedisce che i cittadini perdano il loro diritto alla difesa a causa di difficoltà oggettive, come l’impossibilità di recarsi da un professionista o di reperire la documentazione necessaria. In pratica, il “cronometro” per fare ricorso si ferma e riparte solo alla fine del periodo di sospensione.
Cosa succede al termine del periodo di sospensione
È essenziale comprendere che la sospensione non è una cancellazione. Una volta terminato il periodo stabilito dalla legge, tutti gli obblighi riprendono a decorrere. I pagamenti sospesi devono essere effettuati entro una nuova data, spesso in un’unica soluzione o secondo nuove modalità di rateizzazione previste dal provvedimento.
Allo stesso modo, i termini per presentare ricorso riprendono a scorrere dal punto in cui si erano interrotti. Per questo motivo, è fondamentale monitorare le comunicazioni ufficiali e non dare per scontato che le scadenze siano state annullate. La fine del periodo di sospensione richiede la massima attenzione per non incorrere in errori o dimenticanze.
Cosa fare in caso di dubbi su una cartella esattoriale
Anche in assenza di emergenze, quando si riceve una cartella di pagamento è sempre consigliabile agire con prontezza. Il primo passo è verificare la correttezza della richiesta e valutare se esistono i presupposti per un’impugnazione. Ignorare una cartella o attendere troppo a lungo può avere conseguenze gravi, come l’avvio di procedure di pignoramento.
Se si hanno dubbi sulla legittimità di un atto o sulle scadenze da rispettare, è opportuno rivolgersi a esperti in materia per ricevere un parere qualificato e decidere come procedere per tutelare i propri diritti.
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