Il DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) è una misura di prevenzione volta a contrastare la violenza negli stadi. Sebbene sia uno strumento fondamentale per la tutela dell’ordine pubblico, la sua applicazione non è illimitata. Trattandosi di un provvedimento che incide sulla libertà personale del cittadino, deve rispettare principi rigorosi, come chiarito da una significativa sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).
Che cos’è il DASPO e come funziona
Il DASPO è un provvedimento emesso dal Questore che vieta a una persona di accedere ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive. Il divieto può estendersi anche alle aree circostanti, come parcheggi e stazioni, e ai luoghi interessati al transito dei tifosi. La sua finalità è quella di prevenire episodi di violenza e garantire la sicurezza pubblica, allontanando soggetti ritenuti pericolosi dal contesto sportivo.
La base normativa di questa misura si trova nella Legge n. 401 del 1989. Proprio per la sua natura restrittiva della libertà di circolazione, la sua adozione deve essere attentamente ponderata e giustificata da elementi concreti, senza lasciare spazio ad automatismi o valutazioni superficiali.
I limiti al potere dell’amministrazione secondo il TAR
Una pronuncia del TAR di Catania (sentenza n. 213 del 2019) ha ribadito un principio fondamentale: l’amministrazione, pur avendo un ampio potere discrezionale nel valutare la pericolosità di un soggetto, non può prescindere da un accertamento rigoroso dei fatti. Il DASPO può essere emesso solo se la responsabilità della persona è riconducibile a una condotta specifica e provata.
In altre parole, non è sufficiente trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato. L’autorità deve dimostrare un coinvolgimento diretto e personale del soggetto nei fatti che hanno messo a rischio l’ordine pubblico. Non sono ammesse responsabilità presunte o di gruppo, dove chiunque si trovasse nelle vicinanze di un tafferuglio viene sanzionato indiscriminatamente.
Il caso specifico analizzato dal tribunale
La sentenza in questione ha annullato un DASPO emesso nei confronti di un tifoso. L’amministrazione aveva motivato il provvedimento sulla base della sua presenza su un autobus dove si erano verificati disordini, tra cui la rottura di un vetro e minacce al conducente. Tuttavia, il ricorrente è riuscito a dimostrare la sua totale estraneità ai fatti: la rottura del vetro era stata accidentale e non aveva partecipato in alcun modo alle condotte violente perpetrate da altri.
Il TAR ha accolto il ricorso, sottolineando che l’amministrazione aveva agito in modo arbitrario, attribuendo una responsabilità senza avere riscontri certi sul coinvolgimento effettivo della persona. Questo caso dimostra che il provvedimento è illegittimo se non si basa su prove concrete che colleghino in modo inequivocabile il destinatario alla condotta pericolosa.
Cosa fare se si riceve un DASPO ingiusto
Un cittadino che riceve un provvedimento di DASPO ritenuto ingiusto ha il diritto di difendersi. È fondamentale agire tempestivamente per tutelare i propri diritti e contestare la misura nelle sedi appropriate. Ecco alcuni passi utili da seguire:
- Analizzare le motivazioni: Leggere con attenzione il provvedimento per comprendere le ragioni specifiche per cui è stato emesso.
- Raccogliere prove a discolpa: Raccogliere qualsiasi elemento che possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, come testimonianze, fotografie o video.
- Consultare un legale: Rivolgersi a un avvocato esperto in diritto amministrativo è essenziale per valutare la legittimità del provvedimento e le possibilità di successo di un ricorso.
- Impugnare il provvedimento: L’atto può essere impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) competente per territorio, chiedendone l’annullamento.
Il DASPO è uno strumento di sicurezza, non di punizione sommaria. La sua applicazione deve sempre bilanciare le esigenze di ordine pubblico con il rispetto dei diritti fondamentali della persona, primo tra tutti quello alla libertà personale.
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