Molte lavoratrici in gravidanza ritengono che, una volta ottenuta l’autorizzazione per l’astensione anticipata dal lavoro, l’indennità economica scatti in automatico. Non è così. Per ricevere il sostegno economico è indispensabile presentare una domanda specifica all’INPS. Questo principio, confermato da una sentenza della Corte di Cassazione, distingue nettamente tra l’autorizzazione all’assenza e la richiesta per la prestazione economica.
Cos’è l’astensione anticipata per maternità
L’astensione anticipata, o interdizione anticipata dal lavoro, è un periodo di congedo che precede l’inizio del congedo di maternità obbligatorio. È una misura di tutela prevista per la salute della lavoratrice e del nascituro. Può essere disposta in due principali circostanze:
- Gravi complicanze della gestazione: quando la gravidanza presenta rischi per la salute della madre, certificati da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale. In questo caso, la competenza è della ASL.
- Condizioni di lavoro a rischio: quando le mansioni svolte o l’ambiente di lavoro sono considerati pregiudizievoli per la salute della donna e del bambino, e non è possibile adibire la lavoratrice ad altre mansioni. In questa situazione, la competenza è dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL).
In entrambi i casi, l’ente competente emette un provvedimento che autorizza la lavoratrice ad astenersi dal lavoro prima del periodo obbligatorio.
Autorizzazione e indennità: due percorsi distinti
Il punto centrale della questione è la differenza di ruolo tra gli enti coinvolti. L’Ispettorato del Lavoro o la ASL hanno il compito di verificare l’esistenza delle condizioni di rischio e, di conseguenza, autorizzare l’assenza dal lavoro. Il loro provvedimento ha la funzione di legittimare l’assenza, rendendola giustificata agli occhi del datore di lavoro e della legge.
L’INPS, invece, è l’ente previdenziale responsabile dell’erogazione dell’indennità economica. Il pagamento non è una conseguenza automatica dell’autorizzazione all’astensione. Come per la maggior parte delle prestazioni previdenziali, anche per l’indennità di maternità vige il principio della domanda: il diritto alla prestazione sorge solo se l’interessata ne fa esplicita richiesta all’ente erogatore.
La domanda all’INPS è sempre obbligatoria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6642 del 2020, ha ribadito che il provvedimento che dispone l’astensione anticipata opera su un piano diverso rispetto alla corresponsione dei benefici economici. L’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro o della ASL è un presupposto necessario, un documento fondamentale da allegare, ma non sostituisce la domanda di indennità all’INPS.
Senza questa domanda, l’INPS non è tenuto a erogare la prestazione. Di conseguenza, il datore di lavoro, che di norma anticipa l’indennità in busta paga per poi recuperarla tramite conguaglio con i contributi dovuti, potrebbe non vedersi riconosciuto tale conguaglio dall’Istituto. La lavoratrice, a sua volta, rischierebbe di non percepire quanto le spetta.
Guida pratica per la lavoratrice: i passaggi da seguire
Per gestire correttamente la procedura ed evitare problemi, è fondamentale seguire un iter preciso. Ecco i passaggi consigliati:
- Ottenere la documentazione necessaria: a seconda del caso, è necessario procurarsi il certificato medico che attesta la gravidanza a rischio oppure la documentazione relativa alle condizioni lavorative pregiudizievoli.
- Richiedere l’autorizzazione all’astensione: presentare la richiesta di interdizione anticipata all’ente competente (ASL per motivi di salute, Ispettorato Territoriale del Lavoro per mansioni a rischio).
- Presentare la domanda all’INPS: una volta ricevuto il provvedimento di autorizzazione, è cruciale inviare immediatamente la domanda telematica per l’indennità di maternità all’INPS, tramite il portale dell’Istituto, patronato o contact center.
- Comunicare con il datore di lavoro: è importante consegnare al proprio datore di lavoro sia una copia del provvedimento di interdizione anticipata, sia la ricevuta della domanda presentata all’INPS.
Seguire questi passaggi assicura che entrambi gli aspetti, quello lavorativo e quello previdenziale, siano gestiti correttamente, garantendo alla lavoratrice la piena tutela dei suoi diritti durante un periodo così delicato.
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