L’amministratore di una società è una figura chiave, investita di poteri gestionali ma anche di precisi doveri. Quando questi doveri non vengono rispettati e le sue azioni o omissioni causano un danno, scatta la sua responsabilità civile personale. Ciò significa che può essere chiamato a risarcire con il proprio patrimonio i danni provocati alla società, ai singoli soci o a terzi, come i creditori.

I doveri fondamentali dell’amministratore

La legge e lo statuto sociale impongono all’amministratore di agire con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle sue specifiche competenze. Questo principio, noto come diligenza del buon padre di famiglia applicata al contesto professionale, non richiede che l’amministratore sia infallibile, ma che prenda decisioni informate, prudenti e nell’interesse esclusivo della società. I suoi obblighi principali includono:

  • Agire in modo informato: Deve acquisire tutte le informazioni necessarie per prendere decisioni consapevoli.
  • Rispettare la legge e lo statuto: La sua gestione deve essere conforme alle normative vigenti e alle regole interne della società.
  • Evitare conflitti di interesse: Deve astenersi dal partecipare a operazioni in cui ha un interesse personale in conflitto con quello della società.
  • Mantenere la corretta tenuta delle scritture contabili: È responsabile della veridicità e della trasparenza del bilancio e dei libri sociali.
  • Conservare l’integrità del patrimonio sociale: Deve gestire le risorse della società in modo da preservarne il valore e la capacità di soddisfare i creditori.

Quando si configura la responsabilità civile

La responsabilità dell’amministratore non sorge per ogni scelta imprenditoriale che si rivela sbagliata, poiché il rischio d’impresa è una componente ineliminabile. La responsabilità si concretizza solo quando sono presenti tre elementi fondamentali:

  1. Una condotta illecita: L’amministratore ha violato uno o più doveri imposti dalla legge o dallo statuto, agendo con dolo (intenzionalmente) o con colpa (negligenza, imprudenza o imperizia).
  2. Un danno effettivo: La sua condotta ha causato un pregiudizio economico misurabile.
  3. Un nesso di causalità: Esiste un legame diretto e immediato tra la condotta illecita e il danno subito.

Senza la compresenza di questi tre fattori, non è possibile avviare un’azione di responsabilità per ottenere un risarcimento.

Le diverse tipologie di responsabilità

A seconda del soggetto danneggiato, la responsabilità dell’amministratore può essere fatta valere da diverse figure, ciascuna con una propria azione legale.

Responsabilità verso la società

È la forma più comune di responsabilità. Si verifica quando la cattiva gestione dell’amministratore ha causato un danno diretto al patrimonio della società. L’azione di risarcimento, nota come azione sociale di responsabilità, può essere promossa dalla società stessa, previa delibera dell’assemblea dei soci. Può essere avviata anche dal collegio sindacale o da una minoranza qualificata di soci, per tutelare la società anche contro la volontà della maggioranza.

Responsabilità verso i creditori sociali

Questa tutela è fondamentale per chi vanta crediti nei confronti della società. Se l’amministratore, con la sua condotta, ha compromesso il patrimonio sociale al punto da renderlo insufficiente a pagare i debiti, i creditori possono agire direttamente contro di lui. Per ottenere il risarcimento, i creditori devono dimostrare che l’insufficienza patrimoniale della società è una conseguenza diretta della violazione dei doveri da parte dell’amministratore.

Responsabilità verso il singolo socio o un terzo

Un amministratore può essere chiamato a rispondere anche per danni che ha causato direttamente al patrimonio di un singolo socio o di un soggetto terzo, in modo indipendente dal danno arrecato alla società. Ad esempio, se l’amministratore fornisce informazioni false a un terzo per indurlo a concludere un affare svantaggioso con la società, quel terzo potrà chiedere i danni direttamente all’amministratore.

Come agire per il risarcimento del danno

Chi intende far valere la responsabilità di un amministratore deve avviare un’azione legale entro il termine di prescrizione, che è generalmente di cinque anni dal momento in cui il danno si è manifestato. In sede di giudizio, spetta a chi agisce (la società, il creditore o il socio) l’onere di provare la condotta illecita dell’amministratore, il danno subito e il nesso di causalità. L’amministratore, per difendersi, dovrà invece dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza e che il danno non è a lui imputabile.

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Di admin