Il decreto ingiuntivo, noto anche come ingiunzione di pagamento, è un provvedimento emesso da un giudice che ordina a una persona o a un’azienda (il debitore) di pagare una somma di denaro, consegnare una certa quantità di beni fungibili o un bene mobile specifico a un creditore. Si tratta di una procedura rapida che permette al creditore di ottenere un titolo esecutivo senza avviare una causa ordinaria, ma solo se il suo diritto si basa su una prova scritta.
Come funziona il procedimento per decreto ingiuntivo
La caratteristica principale di questo strumento è la sua velocità, dovuta al fatto che il giudice emette l’ordine senza sentire il debitore. Questa fase si chiama “monitoria” e si basa esclusivamente sulla documentazione presentata dal creditore. Solo in un secondo momento, se il debitore decide di contestare la richiesta, si apre un vero e proprio processo.
Per poter richiedere un decreto ingiuntivo, il creditore deve soddisfare requisiti precisi:
- Credito certo, liquido ed esigibile: Il credito non deve essere contestato, deve essere quantificato in una somma precisa e il termine per il pagamento deve essere scaduto.
- Prova scritta: Il creditore deve possedere un documento che attesti il suo diritto. Esempi comuni includono fatture non pagate, contratti firmati, riconoscimenti di debito, assegni o cambiali.
Cosa fare dopo aver ricevuto la notifica di un decreto ingiuntivo
Dal momento in cui si riceve la notifica del decreto ingiuntivo, decorre un termine perentorio di 40 giorni. Entro questo periodo, il debitore ha tre possibilità. È fondamentale non ignorare l’atto, perché l’inazione ha conseguenze gravi.
Le opzioni a disposizione sono:
- Pagare il debito: Se il debito è legittimo e si riconosce di dover pagare, saldare l’importo richiesto entro 40 giorni estingue l’obbligazione e chiude la procedura.
- Fare opposizione: Se si ritiene che la somma non sia dovuta, che l’importo sia errato o che ci siano altri motivi per contestare la richiesta, è necessario presentare un’opposizione formale.
- Non fare nulla: Se si lascia scadere il termine di 40 giorni senza pagare né fare opposizione, il decreto ingiuntivo diventa definitivo ed esecutivo. A quel punto, il creditore può avviare le procedure di esecuzione forzata, come il pignoramento dello stipendio, del conto corrente o di altri beni.
L’opposizione al decreto ingiuntivo
L’opposizione è l’atto con cui il debitore contesta la pretesa del creditore e trasforma la procedura da sommaria a ordinaria. Per opporsi è necessario rivolgersi a un avvocato, che redigerà un atto di citazione da notificare al creditore. Con l’opposizione si apre una causa vera e propria, durante la quale entrambe le parti potranno presentare le proprie prove e argomentazioni davanti al giudice, che deciderà nel merito della questione.
Quando il decreto è immediatamente esecutivo
In alcuni casi specifici, il giudice può emettere un decreto ingiuntivo “provvisoriamente esecutivo”. Ciò significa che il creditore può avviare l’esecuzione forzata immediatamente dopo la notifica, senza attendere la scadenza dei 40 giorni. Questa situazione si verifica tipicamente quando il credito è fondato su prove molto solide, come un assegno, una cambiale o un atto ricevuto da un notaio, oppure quando un ritardo nel pagamento potrebbe causare un grave danno al creditore.
Costi e spese del procedimento
I costi per l’emissione di un decreto ingiuntivo sono inizialmente sostenuti dal creditore, che deve versare il contributo unificato (una tassa per l’accesso alla giustizia) e le spese di notifica. Tuttavia, nel decreto stesso il giudice ingiunge al debitore di rimborsare anche queste somme, oltre all’onorario dell’avvocato del creditore. In caso di mancata opposizione o di sconfitta nel successivo giudizio, tutti i costi graveranno sul debitore.
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