All’inizio di marzo 2020, in risposta all’emergenza sanitaria legata alla diffusione del COVID-19, il Governo italiano ha introdotto misure straordinarie che hanno inciso profondamente sul funzionamento della giustizia. Tra queste, la più significativa è stata la sospensione delle udienze su tutto il territorio nazionale per un periodo di quindici giorni, una decisione che ha avuto un impatto diretto su cittadini, avvocati e personale giudiziario.

La sospensione delle udienze: una misura eccezionale

Il decreto legge approvato in quel periodo stabilì il rinvio d’ufficio di tutte le udienze dei procedimenti civili e penali a partire dal 9 marzo e fino al 22 marzo 2020. Questa misura, concettualmente simile alla sospensione feriale dei termini processuali che avviene ogni anno in estate, aveva l’obiettivo primario di ridurre al minimo gli assembramenti e i contatti interpersonali all’interno dei tribunali, considerati luoghi a rischio per la potenziale diffusione del contagio.

La decisione fu presa per tutelare la salute pubblica e per dare tempo agli uffici giudiziari di riorganizzarsi, adottando protocolli di sicurezza e implementando nuove modalità di lavoro per gestire l’attività in un contesto di crisi sanitaria senza precedenti.

Quali attività giudiziarie non si sono fermate

Lo stop non fu totale. Il provvedimento garantiva la continuità per tutte le attività giudiziarie considerate urgenti e indifferibili, per le quali un rinvio avrebbe potuto causare un grave pregiudizio ai diritti delle persone. Sebbene le specifiche potessero variare, rientravano generalmente in questa categoria:

  • I procedimenti relativi a persone detenute o in stato di custodia cautelare.
  • Le cause riguardanti alimenti o obbligazioni alimentari.
  • I procedimenti cautelari e di urgenza in materia di diritto di famiglia e tutela dei minori.
  • Le udienze di convalida dell’arresto o del fermo.
  • Altri procedimenti la cui trattazione urgente era ritenuta indispensabile dal capo dell’ufficio giudiziario.

Per tutte le altre cause, sia civili che penali, si è proceduto con il rinvio automatico a una data successiva al periodo di sospensione.

L’impatto pratico per i cittadini e le imprese

La sospensione delle udienze e dei termini processuali ha avuto conseguenze concrete per chiunque avesse una causa in corso. Il rinvio d’ufficio significava che le udienze fissate nel periodo di stop venivano automaticamente spostate a una data futura, senza necessità di un’istanza da parte degli avvocati. Parallelamente, venivano sospesi anche i termini per il compimento di atti processuali come il deposito di memorie, ricorsi o comparse.

Questo ha comportato un inevitabile allungamento dei tempi della giustizia, creando una situazione di attesa e incertezza per molti cittadini e imprese che attendevano una decisione giudiziaria per questioni di natura economica, familiare o lavorativa. La priorità, in quel frangente, fu data alla salvaguardia della salute collettiva.

Le misure organizzative per la ripartenza

Il periodo di sospensione di 15 giorni fu concepito anche come una fase transitoria per preparare il sistema giudiziario a operare in condizioni di sicurezza. Il decreto prevedeva infatti che, fino al 31 maggio 2020, i capi degli uffici giudiziari potessero adottare una serie di misure organizzative per limitare il rischio di contagio. Tra queste figuravano:

  • La possibilità di ulteriori rinvii per le udienze non urgenti.
  • L’incentivo all’uso di tecnologie come le videoconferenze per lo svolgimento delle udienze.
  • La promozione del deposito telematico degli atti.
  • La regolamentazione degli accessi del pubblico agli uffici per evitare affollamenti.
  • La celebrazione di alcune udienze a porte chiuse.

Queste disposizioni hanno gettato le basi per una profonda trasformazione digitale e organizzativa del sistema giustizia, accelerata dalla necessità di rispondere all’emergenza.

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Di admin