La Corte di Cassazione, con una sentenza di fondamentale importanza per i pensionati, ha stabilito un principio chiaro: le somme derivanti dalla pensione e accreditate su un conto corrente o un libretto di risparmio godono di una speciale protezione. Questa tutela si estende anche al sequestro preventivo in ambito penale, impedendo che vengano bloccate se l’importo è al di sotto di una soglia minima, definita per legge per garantire il cosiddetto “minimo vitale”.

Il principio della Cassazione: la tutela del minimo vitale

La decisione, contenuta nella sentenza n. 8822 del 2020, ha chiarito che i limiti di impignorabilità previsti dal Codice di procedura civile (articolo 545) devono essere applicati anche al sequestro preventivo. Quest’ultimo è una misura cautelare utilizzata nei procedimenti penali per evitare che beni pertinenti a un reato vengano dispersi.

Il caso specifico riguardava il sequestro di un libretto di risparmio su cui confluivano esclusivamente i ratei pensionistici di un’anziana. La Cassazione ha annullato il provvedimento, ordinando la restituzione delle somme, poiché l’importo presente sul libretto era inferiore alla soglia di legge. La Corte ha sottolineato che la finalità della norma è proteggere diritti inalienabili della persona, assicurando mezzi adeguati alle esigenze di vita.

I limiti di impignorabilità estesi al sequestro

La legge protegge stipendi e pensioni per evitare che un creditore possa privare il debitore di ogni mezzo di sostentamento. L’articolo 545 del Codice di procedura civile stabilisce regole precise per il pignoramento di queste somme. La novità introdotta dalla giurisprudenza è l’estensione di queste tutele anche al sequestro penale.

Questo significa che, anche nell’ambito di un’indagine penale, non è possibile sequestrare indiscriminatamente i fondi presenti su un conto se questi derivano da una pensione. La loro natura alimentare impone una cautela particolare, che prevale sulle esigenze cautelari, a patto che si rimanga entro i limiti stabiliti.

Qual è la soglia di protezione per i pensionati?

La legge fissa un limite preciso per proteggere le pensioni accreditate su un conto bancario o postale. Le somme depositate non possono essere pignorate o sequestrate per la parte corrispondente a tre volte l’importo dell’assegno sociale. Solo l’eventuale eccedenza può essere soggetta a pignoramento o sequestro.

È importante sapere che:

  • L’importo dell’assegno sociale viene aggiornato ogni anno dall’INPS. Per conoscere la soglia esatta, è necessario fare riferimento al valore in vigore nell’anno in corso.
  • La protezione si applica alle somme già presenti sul conto al momento del pignoramento o del sequestro.
  • È fondamentale che la provenienza delle somme sia chiaramente riconducibile alla pensione. Se sul conto confluiscono anche altri redditi, la situazione può diventare più complessa.

Un esempio pratico

Se un pensionato ha sul proprio conto corrente 2.000 euro, derivanti unicamente dalla sua pensione, e la soglia del triplo dell’assegno sociale in un dato anno è, ipoteticamente, di 1.500 euro, potrà essere sequestrata solo la parte eccedente, ovvero 500 euro. I 1.500 euro restano intoccabili per garantire le sue necessità primarie.

Cosa fare in caso di sequestro della pensione

Se un pensionato si trova di fronte al blocco del proprio conto corrente o libretto su cui viene accreditata la pensione, è cruciale agire tempestivamente. Il primo passo è verificare se l’importo bloccato rientra nei limiti di impignorabilità. Se si ritiene che il sequestro sia illegittimo, è necessario presentare un’istanza di riesame o di revoca del provvedimento.

Per farlo, è consigliabile raccogliere tutta la documentazione utile a dimostrare che le somme presenti sul conto sono di natura pensionistica (estratti conto, comunicazioni INPS). Data la complessità della materia, è fondamentale rivolgersi a un legale o a un’associazione di consumatori per ricevere l’assistenza adeguata e far valere i propri diritti.

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Di admin