La pratica di segnalare autovelox e posti di blocco tramite gruppi WhatsApp è molto diffusa tra gli automobilisti. Sebbene l’intento sia quello di evitare multe, questo comportamento solleva importanti questioni legali. La domanda principale è se tale condotta costituisca un reato. La risposta è complessa: mentre le accuse penali sono state spesso respinte, esiste un rischio concreto di subire pesanti sanzioni amministrative.

Il profilo penale: l’accusa di interruzione di pubblico servizio

La principale accusa mossa a chi crea o partecipa a questi gruppi è quella di interruzione di pubblico servizio, un reato previsto dall’articolo 340 del Codice Penale. L’idea di fondo è che avvisando altri conducenti si vanifichi l’attività di controllo e prevenzione delle forze dell’ordine, turbandone la regolarità. Tuttavia, la giurisprudenza ha mostrato un orientamento prudente su questo punto. In diversi casi, come quelli decisi dai tribunali di Alghero e Genova, i giudici hanno assolto gli imputati.

La motivazione principale dietro queste assoluzioni risiede nella difficoltà di dimostrare un’effettiva e significativa interferenza con il servizio di polizia. Secondo i magistrati, il numero limitato di partecipanti a una chat privata non è sufficiente a compromettere l’efficacia generale dei controlli stradali, che si svolgono su un territorio vasto e coinvolgono un numero molto più ampio di utenti della strada. Di conseguenza, il reato non viene considerato configurato perché manca la prova di un reale turbamento del servizio pubblico.

La vera minaccia: la sanzione del Codice della Strada

Se il rischio penale appare ridotto, non si può dire lo stesso per le sanzioni amministrative. Il Codice della Strada, all’articolo 45, vieta esplicitamente la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che segnalano la presenza di apparecchiature per il rilevamento della velocità. Sebbene uno smartphone non sia un “rilevatore di autovelox” in senso stretto, il suo utilizzo tramite app o gruppi dedicati a questo scopo può essere interpretato come una violazione della norma. Le conseguenze per chi viene sorpreso a utilizzare questi sistemi sono severe e molto più concrete di una condanna penale.

Cosa si rischia secondo il Codice della Strada

La violazione dell’articolo 45 comporta sanzioni specifiche che colpiscono direttamente il portafoglio e i beni del trasgressore. È importante conoscerle nel dettaglio:

  • Sanzione pecuniaria: una multa che va da un minimo di 802 euro a un massimo di 3.212 euro.
  • Sanzione accessoria: la confisca dello strumento utilizzato per la segnalazione, ovvero lo smartphone.

Questa seconda misura è particolarmente gravosa, poiché comporta la perdita definitiva del proprio dispositivo personale.

Cosa fare e quali sono i rischi per gli automobilisti

Alla luce di quanto detto, è fondamentale che i consumatori siano consapevoli dei pericoli. Anche se l’intento è solo quello di scambiare informazioni tra un gruppo ristretto di persone, le conseguenze possono essere molto serie. L’assoluzione in sede penale non garantisce di evitare la sanzione amministrativa, che è molto più probabile e immediata. Perdere il proprio smartphone e dover pagare una multa di centinaia o migliaia di euro è un prezzo molto alto per aver condiviso una segnalazione.

È importante ricordare che i controlli di velocità e i posti di blocco hanno una funzione di prevenzione per la sicurezza di tutti gli utenti della strada. Eluderli sistematicamente non solo è rischioso dal punto di vista legale, ma contribuisce a ridurre la sicurezza complessiva della circolazione. La scelta più prudente è sempre quella di rispettare i limiti di velocità e le norme del Codice della Strada.

In conclusione, segnalare autovelox e posti di blocco su WhatsApp è una pratica sconsigliabile e rischiosa. Il pericolo di incorrere in una pesante sanzione amministrativa è concreto e le conseguenze economiche possono essere significative.

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Di admin