Ricevere una multa per essere passati con il semaforo rosso è una delle sanzioni più comuni e temute dagli automobilisti. Spesso, l’infrazione viene rilevata da dispositivi elettronici che operano in modo automatico. Tuttavia, non tutti sanno che la validità di questi verbali dipende da requisiti tecnici molto precisi che gli apparecchi devono rispettare. Se il dispositivo non è a norma, la multa può essere annullata.
La differenza fondamentale tra omologazione e approvazione
Uno degli aspetti più importanti per contestare una multa per semaforo rosso riguarda lo status del dispositivo di rilevamento. La legge prevede due procedure distinte per certificare questi strumenti: l’omologazione e la semplice approvazione. Sebbene possano sembrare simili, hanno un valore legale molto diverso.
L’omologazione è una procedura complessa e rigorosa, gestita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Durante questo processo, il dispositivo viene sottoposto a una serie di test e verifiche per accertare che le sue caratteristiche tecniche e il suo funzionamento rispettino pienamente le norme del Codice della Strada e i relativi regolamenti di attuazione. L’omologazione garantisce un elevato standard di affidabilità e precisione.
L’approvazione, invece, è una procedura più snella. Viene utilizzata quando il regolamento non stabilisce caratteristiche specifiche o prescrizioni dettagliate per un determinato tipo di strumento. In questo caso, l’amministrazione si limita a verificare che il dispositivo sia idoneo allo scopo per cui è stato progettato, senza però sottoporlo ai test approfonditi previsti per l’omologazione. Molti ricorsi vinti si basano proprio su questo punto: un apparecchio solo approvato potrebbe non essere sufficiente a legittimare la sanzione.
L’obbligo di taratura periodica
Oltre all’omologazione, un altro requisito essenziale per la validità delle multe è la taratura periodica dell’apparecchio. Qualsiasi strumento di misurazione, specialmente se elettronico, è soggetto a usura e a possibili alterazioni nel tempo. Fattori come vibrazioni, sbalzi di temperatura e invecchiamento dei componenti possono comprometterne la precisione.
La Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 113 del 2015, ha stabilito che tutti i dispositivi automatici utilizzati per l’accertamento delle infrazioni stradali devono essere sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e taratura. Questo obbligo non riguarda solo gli autovelox, ma si estende anche ai sistemi di rilevamento del passaggio con il rosso. Senza un certificato di taratura recente e valido, i rilevamenti effettuati dall’apparecchio non possono essere considerati attendibili e la multa è illegittima.
Cosa verificare nel verbale per difendersi
Quando si riceve un verbale per passaggio con il semaforo rosso, è fondamentale non darne per scontata la validità. Esaminare attentamente il documento è il primo passo per individuare eventuali vizi di forma o di sostanza che possono portare al suo annullamento. Ecco i punti chiave da controllare:
- Estremi dell’omologazione: Il verbale deve indicare chiaramente il modello dell’apparecchio utilizzato e, soprattutto, gli estremi del decreto di omologazione ministeriale. La dicitura “approvato” non è sufficiente.
- Certificato di taratura: L’amministrazione deve essere in grado di dimostrare che il dispositivo è stato regolarmente e recentemente tarato da un centro specializzato. Se il verbale non menziona la data dell’ultima taratura, è un valido motivo per presentare ricorso.
- Fotogrammi: La documentazione fotografica allegata al verbale deve mostrare in modo inequivocabile il veicolo mentre attraversa la linea di arresto con la lanterna semaforica rossa accesa. Devono essere presenti almeno due fotogrammi: uno al momento del superamento della linea e uno quando il veicolo si trova circa al centro dell’incrocio.
- Presenza dell’agente: Se il dispositivo funziona in modalità automatica, non è necessaria la presenza di un agente accertatore, ma questo è valido solo se l’apparecchio è omologato e tarato. In caso contrario, la contestazione immediata sarebbe stata necessaria.
Come contestare la multa
Se si riscontrano una o più delle irregolarità descritte, è possibile contestare la multa. Le strade principali sono due: il ricorso al Prefetto, da presentare entro 60 giorni dalla notifica, o il ricorso al Giudice di Pace, entro 30 giorni. La mancanza di omologazione o la prova di una taratura assente o scaduta sono tra le motivazioni più solide per ottenere l’annullamento della sanzione, della decurtazione dei punti dalla patente e di ogni effetto negativo collegato.
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