La Consob, l’autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari, ha emesso un avviso per mettere in guardia i risparmiatori da una truffa sempre più diffusa online: il cosiddetto schema “pump & dump”. Questa pratica fraudolenta, che si traduce in “gonfia e sgonfia”, sfrutta canali informali come social network e app di messaggistica per attirare investitori inesperti, promettendo guadagni facili e veloci che si trasformano quasi sempre in perdite significative.
Come funziona la truffa “Pump & Dump”
Lo schema “pump & dump” si basa su una manipolazione del mercato orchestrata da malintenzionati. La strategia si sviluppa in due fasi distinte ma strettamente collegate, con l’obiettivo di generare un profitto per i truffatori a discapito delle loro vittime.
La prima fase è il “pump” (gonfiaggio). I truffatori acquistano in anticipo grandi quantità di azioni a basso prezzo, solitamente di società poco conosciute e a bassa capitalizzazione (le cosiddette “penny stock”). Successivamente, attraverso gruppi creati su piattaforme come WhatsApp o Telegram, iniziano a promuovere aggressivamente questi titoli, presentandosi come analisti finanziari o esperti del settore. Diffondono informazioni false o fuorvianti per convincere i membri del gruppo che il valore di quelle azioni è destinato a salire vertiginosamente in breve tempo.
La seconda fase è il “dump” (sgonfiaggio). L’acquisto coordinato da parte di numerosi piccoli investitori, convinti della dritta ricevuta, fa effettivamente aumentare in modo artificiale il prezzo del titolo. Una volta raggiunto il picco desiderato, i truffatori vendono in massa tutte le loro azioni, realizzando un ingente profitto. Questa vendita massiccia provoca un crollo immediato e verticale del valore del titolo, lasciando gli altri investitori con azioni che valgono molto meno di quanto le hanno pagate e con perdite economiche spesso pesanti.
Gli strumenti utilizzati e gli asset a rischio
I canali preferiti per questo tipo di truffa sono quelli che garantiscono una comunicazione rapida e diretta, ma anche un certo anonimato. Dietro profili falsi che si spacciano per guru della finanza o, in alcuni casi, persino per dipendenti della Consob, si nascondono individui che orchestrano l’intera operazione. Spesso viene richiesta agli investitori una prova dell’acquisto, come uno screenshot della transazione, per monitorare l’andamento del “pump”.
Gli asset più comunemente utilizzati in questi schemi includono:
- Penny Stock: Azioni di piccole società, spesso quotate su mercati esteri come il Nasdaq, caratterizzate da bassi volumi di scambio e alta volatilità, che le rendono facili da manipolare.
- Cripto-attività: Anche il mercato delle criptovalute, data la sua scarsa regolamentazione e l’elevata volatilità, è un terreno fertile per le operazioni di “pump & dump”, specialmente con token emergenti o poco conosciuti.
Come riconoscere i segnali d’allarme e proteggersi
Riconoscere i campanelli d’allarme è il primo passo fondamentale per non cadere in trappola. La Consob invita i risparmiatori a prestare massima attenzione a una serie di segnali sospetti che dovrebbero indurre alla prudenza.
I principali indicatori di rischio
- Messaggi non richiesti: Ricevere email, messaggi su social media o WhatsApp da sconosciuti che propongono investimenti.
- Promesse di guadagni irrealistici: Offerte che garantiscono rendimenti elevati, sicuri e in tempi brevissimi. Nel mondo degli investimenti, un alto rendimento è sempre associato a un alto rischio.
- Pressione psicologica: Insistenza sulla necessità di agire immediatamente per non perdere un’opportunità unica. Questa tattica mira a impedire una valutazione razionale dell’offerta.
- Inviti a gruppi esclusivi: Essere aggiunti a gruppi di investimento su app di messaggistica da persone che non si conoscono.
- Richieste di informazioni personali: Domande relative a dati sensibili o richieste di inviare prove delle operazioni effettuate.
È essenziale verificare sempre l’identità e l’autorizzazione dei soggetti che propongono servizi di investimento. Inoltre, è importante ricordare che gli schemi che coinvolgono titoli non quotati sui mercati dell’Unione Europea lasciano gli investitori privi delle tutele previste dalla normativa comunitaria in materia di abusi di mercato.
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