La finanza sostenibile è un tema sempre più centrale per l’economia, ma le aziende italiane mostrano ancora difficoltà a tradurre i principi in azioni concrete. Un’analisi della Consob ha evidenziato come gli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG) siano ancora poco integrati nei piani industriali delle società, rimanendo spesso a un livello formale e privo di metriche misurabili per valutarne i progressi.
I risultati dell’indagine Consob
L’indagine della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa ha esaminato un campione di 52 società, sia quotate che non, che hanno pubblicato un prospetto informativo tra il 2020 e il 2021. I dati, aggiornati al 2022, mostrano un aumento dell’attenzione verso le tematiche ESG. La percentuale di emittenti che include obiettivi di sostenibilità nei propri piani è passata dal 15% nel 2021 al 27% nel 2022. Tuttavia, questo dato indica che la pratica è ancora lontana dall’essere una prassi consolidata per la maggioranza delle imprese.
Dallo studio emergono altre due tendenze significative. In primo luogo, l’integrazione degli obiettivi ESG è positivamente correlata alle dimensioni dell’azienda: le grandi società sono più propense a definire strategie di sostenibilità strutturate. In secondo luogo, il settore finanziario si dimostra più avanzato rispetto ad altri comparti industriali, probabilmente a causa di una maggiore pressione normativa e di mercato.
La criticità: obiettivi generici e poco misurabili
Il problema principale rilevato dalla Consob non è tanto l’assenza di attenzione al tema, quanto la qualità dell’informativa fornita. Spesso, gli obiettivi ESG sono descritti in termini generici, qualitativi o misti, senza essere associati a indicatori di performance quantitativi (KPI) che ne permettano una valutazione oggettiva. La metrica più utilizzata, quando presente, riguarda la riduzione delle emissioni nocive per l’ambiente, lasciando meno definiti gli aspetti sociali e di governance.
Questa mancanza di concretezza si riflette anche in altri documenti aziendali, come le relazioni finanziarie. L’informativa tende a concentrarsi sull’elencazione dei rischi legati alla mancata conformità normativa, piuttosto che sulla presentazione di una strategia proattiva e misurabile. Le principali debolezze identificate sono:
- Preferenza per obiettivi qualitativi o misti, difficili da verificare.
- Scarsità di metriche quantitative per monitorare i progressi nel tempo.
- Informativa spesso focalizzata sui rischi normativi anziché su strategie di miglioramento.
- Difficoltà per gli stakeholder nel distinguere impegni reali da dichiarazioni di facciata (greenwashing).
Implicazioni per consumatori e investitori
La scarsa trasparenza e misurabilità degli obiettivi ESG ha conseguenze dirette per i consumatori e gli investitori. Per chi investe, la mancanza di dati chiari rende complesso valutare il reale profilo di sostenibilità di un’azienda e allocare capitali verso imprese veramente virtuose. Si rischia di finanziare realtà che si limitano a un’adesione superficiale ai principi ESG.
Per i consumatori, l’ambiguità rende difficile orientare le proprie scelte d’acquisto verso prodotti e servizi di aziende genuinamente impegnate. Quando un’impresa vanta un impegno per la sostenibilità senza fornire prove concrete, il consumatore non ha strumenti per verificare la veridicità di tali affermazioni. Per valutare la solidità di un impegno ESG, è utile prestare attenzione ad alcuni elementi:
- Trasparenza: L’azienda pubblica dati chiari, dettagliati e verificabili sui propri obiettivi e risultati?
- Misurabilità: Gli obiettivi sono associati a indicatori numerici precisi (es. riduzione del 20% del consumo idrico entro il 2025)?
- Integrazione: Le strategie di sostenibilità sono parte integrante del piano industriale e del modello di business, non un documento separato?
- Coerenza: Le azioni concrete dell’azienda sono allineate con gli obiettivi dichiarati?
L’analisi della Consob fotografa un settore in piena evoluzione. Sebbene il percorso verso una piena integrazione della sostenibilità nelle strategie aziendali sia ancora lungo, la crescente attenzione normativa e la maggiore sensibilità di investitori e consumatori spingeranno le imprese a passare dalle dichiarazioni di intenti a piani concreti, misurabili e trasparenti.
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