Esercitare un proprio diritto, come quello di recesso da un contratto, dovrebbe essere una procedura semplice e garantita. Tuttavia, può trasformarsi in un percorso a ostacoli, come dimostra il caso di un cittadino che, dopo aver annullato un finanziamento per cure mediche, si è visto addebitare ugualmente le rate dalla banca. Una situazione paradossale che ha richiesto l’intervento di un’associazione di consumatori per essere risolta, evidenziando i rischi che si corrono in circostanze simili, inclusa la temuta segnalazione come “cattivo pagatore”.

Il caso: finanziamento annullato, rate addebitate

La vicenda ha inizio quando un consumatore sottoscrive un contratto di prestito finalizzato con un noto istituto di credito per coprire i costi di un ciclo di cure odontoiatriche. L’importo del finanziamento era di circa 11.000 euro, da rimborsare in 52 rate mensili. Poco dopo la firma, per motivi personali, il cliente decide di non procedere con le cure e comunica la sua volontà di recedere dal contratto, rispettando tempi e modalità previste dalla legge.

Nonostante la comunicazione formale e corretta, la banca ha ignorato la richiesta di annullamento e ha iniziato ad addebitare le rate del finanziamento. In totale, sono state prelevate tre rate per un importo complessivo di quasi 780 euro. Il consumatore ha tentato più volte di risolvere il problema contattando il servizio clienti dell’istituto, sia telefonicamente che via email, senza ottenere alcun rimborso. Solo dopo essersi rivolto a un’associazione specializzata e aver inviato una diffida formale, la situazione è stata finalmente sbloccata.

Il diritto di recesso nei prestiti finalizzati

Il diritto di recesso, o di ripensamento, è una tutela fondamentale per i consumatori, specialmente nei contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali. Per i prestiti finalizzati, ovvero quelli collegati all’acquisto di un bene o servizio specifico, questo diritto permette di annullare il finanziamento entro un termine stabilito (solitamente 14 giorni) senza dover fornire alcuna motivazione e senza incorrere in penali.

Quando un consumatore esercita questo diritto, il contratto di finanziamento si considera nullo. Di conseguenza, l’istituto di credito non può pretendere alcun pagamento e deve rimborsare eventuali rate già versate. Il fatto che un cittadino debba ricorrere a un supporto esterno per far valere un principio così basilare solleva interrogativi sull’efficienza delle procedure interne di alcune società finanziarie e sulla tutela effettiva dei diritti dei clienti.

I rischi della segnalazione come “cattivo pagatore”

Uno degli aspetti più preoccupanti di vicende come questa è il rischio di essere ingiustamente segnalati nei Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC), come il CRIF. Quando un consumatore non paga regolarmente le rate di un prestito, anche per sole due mensilità, può essere etichettato come “cattivo pagatore”.

Questa segnalazione ha conseguenze significative e durature sulla vita finanziaria di una persona. Ecco i principali effetti:

  • Impossibilità di accedere a nuovi finanziamenti: Richiedere un mutuo, un prestito personale o un altro finanziamento diventa estremamente difficile, se non impossibile.
  • Blocco di strumenti di pagamento: Può essere negata l’emissione di nuove carte di credito o può essere revocato il libretto degli assegni.
  • Valutazione di affidabilità compromessa: Le banche e le finanziarie considerano il soggetto a rischio, limitando la sua capacità di compiere operazioni finanziarie.
  • Lunga permanenza nei registri: La segnalazione negativa può rimanere visibile nei database per un periodo che varia dai 12 ai 36 mesi, anche dopo aver saldato il debito.

Nel caso specifico, il consumatore ha rischiato una segnalazione per il mancato pagamento di un debito che, legalmente, non esisteva più. Un paradosso che avrebbe potuto compromettere la sua affidabilità creditizia per anni a causa di un errore della banca.

Cosa fare per tutelarsi

Se ti trovi in una situazione simile, è fondamentale agire in modo tempestivo e documentato. Invia la comunicazione di recesso tramite raccomandata con avviso di ricevimento o Posta Elettronica Certificata (PEC) per avere una prova legale dell’invio e della ricezione. Conserva una copia di tutta la documentazione e delle comunicazioni intercorse con la finanziaria. Se, nonostante il recesso, continuano ad arrivare addebiti, contesta immediatamente per iscritto ogni richiesta di pagamento e, se necessario, blocca il mandato di addebito diretto presso la tua banca. Qualora l’istituto di credito non rispondesse o negasse il rimborso, è consigliabile rivolgersi a esperti per ottenere l’assistenza necessaria a far valere i propri diritti.

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Di admin