La produzione di caffè, una delle filiere agroalimentari più importanti al mondo, genera enormi quantità di sottoprodotti spesso considerati semplici scarti. Una recente ricerca condotta da ENEA, in collaborazione con istituti messicani e l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana (IILA), ribalta questa prospettiva, dimostrando come questi materiali possano diventare una fonte di molecole benefiche per diversi settori industriali, in linea con i principi dell’economia circolare.

I tesori nascosti negli scarti del caffè

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Plants, ha analizzato i sottoprodotti della lavorazione del caffè, rivelando che sono vere e proprie miniere di composti utili. Invece di rappresentare un problema di smaltimento, questi scarti contengono antiossidanti, polifenoli, carotenoidi e flavonoidi che possono essere estratti e riutilizzati. Questa scoperta apre la strada alla creazione di prodotti a valore aggiunto per il settore alimentare, nutraceutico, cosmetico e agricolo, trasformando un costo in un’opportunità di reddito e sostenibilità.

La cascara: da sottoprodotto a super-ingrediente

Particolare attenzione è stata dedicata alla cascara, la buccia essiccata della drupa di caffè, finora uno dei sottoprodotti meno studiati. I ricercatori hanno identificato ben 93 diverse molecole non volatili al suo interno, un numero record che ne evidenzia l’enorme potenziale. La valorizzazione della cascara può seguire diverse direzioni, generando benefici economici diretti per i coltivatori.

Le principali applicazioni identificate includono:

  • Fertilizzante naturale: Un impiego già parzialmente diffuso tra i produttori, che ne sfruttano le proprietà per arricchire il suolo.
  • Infusi e bevande: La cascara può essere utilizzata per creare bevande ricche di antiossidanti, simili a un tè fruttato.
  • Additivo alimentare: Le sue proprietà nutrizionali e funzionali la rendono un ingrediente interessante per arricchire altri alimenti, una pratica già in uso in alcuni mercati come quello svizzero.

Non solo cascara: il potenziale di pergamino e silverskin

La ricerca non si è limitata alla buccia. Anche altri due importanti sottoprodotti della lavorazione del caffè hanno dimostrato di avere applicazioni concrete e di valore. Il pergamino, la pellicola che avvolge il chicco, può essere impiegato come erbicida naturale, offrendo un’alternativa sostenibile ai prodotti chimici. La silverskin, la cuticola argentea che si stacca durante la tostatura, si rivela un ingrediente versatile. Grazie ai suoi composti polifenolici, può funzionare come antiossidante e additivo antifungino, ma anche come addensante e colorante alimentare. Inoltre, è utile per migliorare le proprietà del terreno agricolo, ad esempio nella coltivazione di funghi commestibili.

Impatto economico e ambientale per i produttori

Il caffè è il secondo prodotto più scambiato al mondo dopo il petrolio e rappresenta la principale fonte di sostentamento per oltre 25 milioni di famiglie, concentrate soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. La volatilità dei prezzi internazionali, i cambiamenti climatici e i parassiti mettono costantemente a rischio il loro reddito. La valorizzazione dei sottoprodotti offre una soluzione concreta, creando flussi di reddito aggiuntivi e rendendo l’intera filiera più resiliente e sostenibile. Il caso di studio condotto nella Sierra de Zongolica, in Messico, dove si coltiva caffè di alta qualità senza pesticidi, dimostra come un gruppo di agricoltori stia già diversificando la produzione riutilizzando la cascara. Questo approccio non solo migliora i bilanci delle famiglie produttrici, ma riduce anche l’impatto ambientale della coltivazione.

Questa innovazione rappresenta un passo avanti verso un modello di bioeconomia circolare, dove nulla viene sprecato e ogni elemento della filiera contribuisce a creare valore. Per i consumatori, ciò potrebbe tradursi in futuro in una nuova gamma di prodotti sostenibili e funzionali, derivati da una delle bevande più amate al mondo.

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Di admin