Il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’indagine formale su DeepSeek, un servizio di chatbot basato sull’intelligenza artificiale. L’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni alle società cinesi che gestiscono la piattaforma, Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e Beijing DeepSeek Artificial Intelligence, per fare luce sulle modalità di trattamento dei dati degli utenti italiani. L’intervento si inserisce nel contesto di una crescente attenzione normativa verso le tecnologie di IA generative per garantirne la conformità con le leggi europee sulla privacy.

Cos’è DeepSeek e perché è sotto esame

DeepSeek è un chatbot avanzato, simile ad altre piattaforme di intelligenza artificiale generativa, in grado di dialogare con gli utenti, rispondere a domande e generare testi. La sua crescente popolarità, accessibile sia tramite sito web che app, ha sollevato interrogativi sulla gestione dei dati personali che raccoglie e processa. Il Garante Privacy agisce a tutela dei cittadini, verificando che ogni nuovo servizio digitale operante in Italia rispetti pienamente i principi del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). L’indagine mira a prevenire potenziali rischi per un vasto numero di utenti, assicurando trasparenza e correttezza nel trattamento delle informazioni.

I punti chiave della richiesta del Garante

La richiesta dell’Autorità italiana è mirata a ottenere chiarezza su aspetti fondamentali del funzionamento di DeepSeek. Le società dovranno fornire risposte dettagliate entro 20 giorni su diversi punti cruciali per la protezione dei dati. Le domande principali riguardano:

  • Dati raccolti e finalità: Quali specifiche categorie di dati personali vengono raccolte dagli utenti e per quali scopi vengono utilizzate.
  • Base giuridica del trattamento: Su quale fondamento legale, come il consenso dell’interessato o il legittimo interesse, si basa la raccolta dei dati.
  • Informazioni per l’addestramento dell’IA: Che tipo di dati vengono impiegati per addestrare gli algoritmi del chatbot e da quali fonti provengono.
  • Uso del web scraping: Se la piattaforma raccoglie dati dal web (web scraping), come vengono informati gli utenti, sia iscritti che non, del trattamento delle loro informazioni.
  • Localizzazione dei server: Se i dati degli utenti italiani sono conservati su server situati in Cina, un aspetto rilevante per le norme sul trasferimento di dati al di fuori dell’Unione Europea.

Rischi per i consumatori e tutele

L’iniziativa del Garante evidenzia alcuni rischi potenziali per gli utenti di servizi di intelligenza artificiale. La mancanza di trasparenza sulle fonti dei dati di addestramento e sulle finalità del loro utilizzo è una delle principali preoccupazioni. Se un sistema viene addestrato tramite web scraping, potrebbe utilizzare informazioni personali di individui che non hanno mai acconsentito a tale trattamento. Inoltre, la localizzazione dei server in paesi extra-UE solleva interrogativi sul livello di protezione garantito ai dati personali, che potrebbe non essere equivalente a quello previsto dal GDPR.

In attesa di chiarimenti, i consumatori possono adottare alcune precauzioni:

  • Limitare la condivisione di informazioni: Evitare di inserire dati personali, sensibili, finanziari o confidenziali durante le conversazioni con qualsiasi chatbot.
  • Leggere le informative privacy: Anche se spesso complesse, le informative sulla privacy forniscono indicazioni importanti su come i dati vengono gestiti.
  • Esercitare i propri diritti: Gli utenti hanno sempre il diritto di chiedere l’accesso, la rettifica o la cancellazione dei propri dati personali, come previsto dalla normativa.

L’azione del Garante rappresenta un passo importante per assicurare che l’innovazione tecnologica proceda nel rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini. L’esito di questa indagine fornirà un quadro più chiaro sulla conformità di DeepSeek alle normative europee e sulla sicurezza dei dati degli utenti.

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Di admin