L’attivazione di contratti di fornitura energetica non richiesti rappresenta una delle problematiche più diffuse e dannose per i consumatori. Un caso emblematico ha recentemente coinvolto un utente di Roma, che si è trovato a dover fronteggiare richieste di pagamento per oltre 4.000 euro a causa di due forniture, una per il gas e una per l’elettricità, attivate a sua insaputa. La vicenda si è conclusa positivamente con lo storno completo delle fatture, ma evidenzia i rischi legati a pratiche commerciali aggressive e poco trasparenti.

Il caso: due contratti attivati senza consenso

La vicenda ha origine da una telefonata ricevuta da un call center. A seguito di questa comunicazione, il consumatore si è ritrovato titolare di due nuovi contratti energetici senza aver mai prestato un consenso valido. Il primo contratto riguardava la fornitura di gas per la sua abitazione principale a Roma, ma con un indirizzo errato. Il secondo, ancora più anomalo, era relativo alla fornitura di energia elettrica per una casa di campagna in provincia di Viterbo, disabitata da circa vent’anni e per la quale venivano pagati solo i costi di allaccio in assenza di consumi.

La scoperta è avvenuta tramite un SMS che avvisava della scadenza delle prime bollette. Nonostante l’utenza elettrica della casa di campagna fosse stata successivamente disattivata dalla rete di distribuzione, le fatture hanno continuato ad arrivare, con importi mensili superiori ai 100 euro, pur in assenza totale di consumi. Questa situazione paradossale ha reso evidente l’irregolarità dell’attivazione.

La complessità del recupero crediti: il Corrispettivo CMOR

La situazione si è ulteriormente complicata sul fronte della fornitura di gas. Dopo un apparente ritorno alla normalità con il passaggio a un nuovo fornitore, il consumatore ha ricevuto una bolletta di circa 1.100 euro. Di questi, ben 900 euro erano addebitati a titolo di “Corrispettivo CMOR”, un indennizzo che il fornitore attuale addebita per conto di un precedente venditore a cui risultano fatture non pagate.

Il meccanismo del CMOR, pensato per recuperare crediti legittimi, può trasformarsi in una trappola per le vittime di contratti non richiesti. Il consumatore si è trovato così a dover saldare un presunto debito con una società con cui non aveva mai voluto stipulare un contratto, attraverso la bolletta di un fornitore diverso.

La risoluzione: annullamento delle fatture e del CMOR

Di fronte a una situazione economicamente grave e complessa, è stato necessario l’intervento di esperti per tutelare i diritti del consumatore. Dopo aver preso contatto con la società che aveva attivato i contratti, è stata effettuata una verifica della documentazione contrattuale. L’analisi ha confermato l’assenza dei requisiti necessari per una stipula valida e regolare.

Riconosciuta l’irregolarità, la compagnia ha disposto lo storno di tutte le fatture emesse per entrambe le forniture, per un totale di circa 3.300 euro. Inoltre, è stata avviata e ottenuta la procedura di annullamento del Corrispettivo CMOR, cancellando così anche il debito residuo di circa 900 euro. L’intervento ha permesso di risolvere completamente una vicenda che avrebbe potuto avere conseguenze economiche pesanti per l’utente.

Come difendersi dai contratti non richiesti

Il fenomeno delle attivazioni non consensuali è purtroppo frequente. Per proteggersi, è fondamentale adottare alcune precauzioni e conoscere i propri diritti. Ecco alcuni consigli pratici:

  • Non fornire dati sensibili: Non comunicare mai per telefono il codice POD (per l’energia elettrica) o PDR (per il gas) a meno di non essere assolutamente certi dell’identità e dell’affidabilità dell’interlocutore. Questi codici sono sufficienti per avviare un cambio di fornitore.
  • Chiedere l’identificazione: Esigere sempre dall’operatore del call center il proprio nome, cognome, codice identificativo e la società per cui lavora.
  • Controllare attentamente le bollette: Verificare periodicamente le fatture per accorgersi tempestivamente di eventuali cambi di fornitore non autorizzati o di addebiti anomali.
  • Esercitare il diritto di ripensamento: Se si riceve comunicazione di un contratto appena attivato che non si ricorda di aver sottoscritto, si hanno 14 giorni di tempo per esercitare il diritto di ripensamento e annullarlo senza costi.
  • Inviare un reclamo formale: In caso di attivazione non richiesta, il primo passo è inviare un reclamo scritto tramite PEC o raccomandata A/R alla società fornitrice, disconoscendo formalmente il contratto.

Se si ricevono fatture per un contratto mai stipulato, è fondamentale non pagarle e procedere immediatamente con il reclamo formale. Qualora il fornitore dovesse insistere, è possibile avviare una procedura di conciliazione presso l’Autorità di settore (ARERA) o rivolgersi a un’associazione di consumatori per ricevere assistenza qualificata.

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Di admin