Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha inviato un avvertimento formale al Gruppo Editoriale Gedi in merito a un accordo stipulato con OpenAI, la società che sviluppa tecnologie di intelligenza artificiale come ChatGPT. La questione solleva importanti interrogativi sulla gestione dei dati personali contenuti negli immensi archivi digitali dei giornali e sul loro utilizzo per l’addestramento di algoritmi.

L’accordo tra Gedi e OpenAI sotto la lente del Garante

L’intervento dell’Autorità nasce dalla comunicazione da parte di Gedi di un accordo che prevede la cessione dei propri contenuti editoriali a OpenAI. Sebbene l’obiettivo sia quello di arricchire le capacità dei modelli di intelligenza artificiale, il Garante ha evidenziato un rischio significativo: gli archivi giornalistici non sono semplici raccolte di testi, ma custodiscono le storie di milioni di persone. Questi articoli contengono una mole enorme di dati personali, che possono includere informazioni sensibili, dettagli sulla salute, vicende giudiziarie e altri aspetti privati della vita dei cittadini.

Secondo il Garante, cedere questi archivi senza adeguate cautele potrebbe configurarsi come una violazione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). L’avvertimento è stato esteso a tutte le società del gruppo coinvolte, tra cui Gedi News Network, Gedi Periodici e Servizi, Gedi Digital, Monet e Alfemminile.

Le criticità legali e operative sollevate

Il provvedimento del Garante si basa su una serie di criticità emerse durante l’istruttoria. L’Autorità ritiene che l’operazione, per la sua vastità e per la natura dei dati coinvolti, presenti diversi punti deboli dal punto di vista della normativa sulla privacy. Le principali obiezioni sono:

  • Base giuridica incerta: Non è chiaro su quale base giuridica Gedi possa legittimamente cedere a terzi i dati personali dei cittadini per una finalità completamente nuova e diversa da quella giornalistica per cui erano stati raccolti.
  • Valutazione d’impatto insufficiente: La valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA) presentata da Gedi è stata giudicata incompleta, in quanto non analizzerebbe a fondo i rischi per i diritti e le libertà delle persone i cui dati verrebbero trattati.
  • Mancanza di trasparenza: Gli interessati, ovvero le persone citate negli articoli, non sarebbero stati informati in modo adeguato di questo nuovo utilizzo dei loro dati personali.
  • Esercizio dei diritti a rischio: Gedi non sembra in grado di garantire agli interessati l’esercizio dei loro diritti, in particolare il diritto di opposizione, che consente di opporsi al trattamento dei propri dati per determinate finalità.

Cosa significa per i consumatori e quali sono le tutele

La vicenda Gedi-OpenAI ha implicazioni dirette per ogni cittadino. L’utilizzo di dati personali estratti da articoli di cronaca per addestrare un’intelligenza artificiale comporta il rischio che informazioni private, anche datate o decontestualizzate, vengano rielaborate e riproposte in modi imprevedibili. Questo processo rende estremamente difficile, se non impossibile, esercitare il diritto all’oblio o la rettifica di informazioni inesatte, una volta che queste sono state assimilate dal modello AI.

La preoccupazione principale è la perdita di controllo sulle proprie informazioni personali. Un dato raccolto per un articolo di cronaca potrebbe essere utilizzato per creare profili, fare inferenze o generare nuovi contenuti senza il consenso né la conoscenza dell’interessato. L’intervento del Garante serve a ribadire un principio fondamentale: l’innovazione tecnologica deve procedere nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone, e la protezione dei dati personali non può essere sacrificata in nome dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

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Di admin